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NET.ART: POSSIAMO PARLARE ANCORA D'ARTE?

Net.Art: opere manipolabili e perfettamente riproducibili, opere che trovano nell'atteggiamento interattivo dell'utente la possibilità di evolversi e di manifestarsi, opere non finite che devono essere utilizzate e quindi attivate per esistere e produrre senso, opere multimediali che prevedono un rapporto attivo tra un artista che diviene spettatore e uno spettatore che diventa coautore.
A questo punto è inevitabile porsi alcuni interrogativi!


Ha ancora senso parlare d'opera d'arte originale e di plagi o falsi se tra loro non c'è più alcuna differenza, se viene meno, come conseguenza naturale dell'evoluzione digitale, l'idea stessa di originale?
Ha ancora senso parlare di "ispirazione" in un mondo fatto di numeri, o di "tocco d'artista" in un mondo accessibile attraverso il mouse, o di soluzioni cromatiche in un mondo fatto di pixel?
Ha ancora senso parlare d'artista e spettatore con i ruoli a loro attribuiti dal sistema dell'arte tradizionale?


Quello che è certo è il fatto che la Net.Art mette in gioco nuovi parametri critici, estetici e non (il coinvolgimento ludico, ad esempio), nuovi ruoli e un nuovo approccio all'opera d'arte, la quale diviene un'operazione culturale fondata su motivazioni innanzi tutto etiche; forse una nuova arte, che influenza e viene influenzata dalle nuove tecnologi e, in ogni caso, un sostanziale rinnovamento del sistema tradizionale artistico.

Di fronte alla domanda " Net.Art: è davvero arte?", Valentina Tanni propone che la soluzione più saggia sia quella di abbandonare la comoda etichetta "è arte", probabilmente molto rassicurante ma che non possiamo più usare applicandola con sicurezza ad una precisa categoria di oggetti.
Per molto tempo l'esperienza estetica, come ci fa notare V. Tanni, è stata una sorta d'accesso preferenziale alla sfera del senso, ma ormai i confini dell'arte sono stati completamente ridefiniti; e se, come sosteneva John Cage, l'arte ci deve rendere coscienti del nostro essere dentro l'esperienza, ogni esperienza, sia essa sensoriale o intellettuale, può diventare il veicolo di quest'operazione.


Valentina Tanni, seguendo il pensiero di Goodman, propone di abbandonare la domanda "cos'è arte" e di sostituirla con la domanda "quando è arte", diventando in questo modo consapevoli del fatto che un oggetto o un'azione possono slittare dalla sfera dell'esperienza comune a quella artistica, o viceversa; e l'artefice di questo slittamento diviene l'utente stesso in prima persona.
Gli 01.org (http://www.0100101110101101.org), net.artisti italiani, hanno dichiarato in un'intervista: "Ciò che sembra interessante non è la creazione di una nuova arte, ma la discussione e la sovversione dell'arte, dovremmo chiamarlo "artivismo" ? ".


E' certo, con la Net.Art i sicuri pilastri su cui poggia l'universo dell'arte tradizionale iniziano a barcollare. Tuttavia, mi sembra sia ancora molto difficile abbandonare questi sicuri e comodi confini, nonostante la nostra stessa quotidianità sia rivoluzionata in modo profondo da tecnologie sempre più pervasive (due "banali" esempi: il cellulare e il walkman).


Ho notato che se chiedo a qualcuno di farmi un esempio d'opera d'arte, questo qualcuno mi parla di tante forme artistiche ma quasi mai, per non dire mai, di opere.net; credo che questo sia dovuto non tanto o non solo al fatto che la Net.Art sia ancora un fenomeno poco conosciuto, bensì alla difficoltà di accettare come opera d'arte qualcosa che va al di là dei parametri tradizionali.

Dico questo perché ho avuto molteplici occasioni per parlare e fruire di opere.net con svariate persone (molte delle quali studiano arte come me) e i loro pareri parevano seguire un unico copione: "Ma è arte questa roba?", oppure "Divertente ma di sicuro non è arte"; e ancora, facce a dir poco stupite quando si rivelava come un'opera che richiedeva un'interazione vera e propria per manifestarsi, e non una semplice contemplazione.


Queste mie considerazioni non sono nate da un sondaggio in piena regola e sono state elaborate da una persona che ancora deve scoprire molto del mondo dell'arte, ma credo che possano far riflettere ugualmente su come sia ancora difficile attribuire l'aura d'opera d'arte ad un lavoro che oltrepassa i confini artistici tradizionali e su come la Net.Art metta in gioco nuovi canoni e competenze artistiche.


Io credo che l'arte non possa essere svincolata da ogni aspetto del contesto storico-sociale in cui essa nasce e si sviluppa; per questo, se mi fosse chiesto quale fenomeno artistico rispecchia il mondo della cultura occidentale dopo l'avvento del World Wibe Web, risponderei "La Net.Art" (non voglio dire con ciò che questo sia l'unico, ma certo uno dei più significativi).


Certo è rassicurante rimanere all'interno del sicuro sistema dell'arte tradizionale e ci vuole del tempo, molto tempo, per l'elaborazione di nuove definizioni ma, a mio parere, proprio questo sistema si rivela obsoleto e inadatto nei confronti delle forme artistiche dei nostri tempi.


Oggi è necessario, come ci evidenzia la Net.Art, lasciarsi alle spalle molte categorie e molti schemi legati all'arte tradizionale, giacchè insufficienti per descrivere e per capire a fondo queste nuove frontiere artistiche. Oramai non possiamo limitarci a contemplare tranquillamente l'opera d'arte; dobbiamo interagire con essa per darle un senso e farla evolvere.