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Introduzione

E' il secondo lungometraggio Disney in FULL COMPUTER GRAPHIC, realizzato in collaborazione con la Pixar.
Questa volta, invece del mondo dei giocattoli viene esplorato il mondo degli insetti ed il risultato è superiore, nonostante le difficoltà di rappresentazione di un ambiente naturale siano maggiori rispetto a quelle relative ad un ambiente prodotto dalla mano dell'uomo.
Il film vanta ben 3.900 movimenti per ogni personaggio, 430 scene di massa ed effetti speciali assolutamente spettacolari.
A differenza di quanto accade in "Toy Story", in "A bug's life", si apprezza un'animazione molto più fluida e meno sincopata; i fondali sono curatissimi, anche se le scene d'insieme possono talvolta, proprio per questo, risultare ancora un po' asettiche e fredde, specie per quanto riguarda le inquadrature relative ai paesaggi esterni, soprattutto perché abbiamo la netta percezione dell'effetto plastica tipico dell'animazione digitale CGI. Al contrario l'interno del formicaio è caratterizzato da luci che conferiscono all'ambiente il carattere di un luogo rassicurante e familiare, trasmettendo così allo spettatore una confortante sensazione di protezione e di sicurezza.
Nel conferire più profondità alle atmosfere del film, ha giocato un ruolo decisivo l'uso dei fondali sfocati che, insieme ad altri simili accorgimenti scenici, hanno consentito di ottenere il giusto equilibrio tra realismo e stilizzazione: il risultato è stata la creazione di un'ambientazione astratta rispetto alla realtà, che si avvale però di tecniche prese in prestito dal realismo.
E' possibile riscontrare un altro piccolo limite nel modulo d'illuminazione delle textures e dei modelli animati; come in "Toy Story", anche in "A bug's life", alcune luci conferiscono ai personaggi un aspetto "plastica", che può funzionare con le atmosfere del mondo dei giocattoli, ma non con la complessità del microcosmo degli insetti.
I personaggi godono di un buon modello di animazione: i movimenti, come già detto, risultano, in sostanza, abbastanza fluidi e le espressioni facciali molto gradevoli ed efficaci.

Il regista, J. Lasseter, al fine di rendere l'insieme del film d'animazione veramente realistico, prima di cominciare la realizzazione del lungometraggio "A bug's life", si è impegnato a studiare da vicino la vita degli insetti e lo ha fatto servendosi di una piccola telecamera progettata dalla Pixar e denominata "BUGCAM", che è stata fatta strisciare in mezzo alla vegetazione locale, sui prati, tra le foglie a catturare i segreti di una vita nascosta e per lo più invisibile all'occhio distante dell'uomo. Non sono stati dunque necessari viaggi esotici; agli autori sono bastati un giro in giardino e una attenta ricognizione nell'ambiente circostante per reperire le informazioni di cui necessitavano; il film è dunque un mix sapiente di lavoro scientifico,quasi da entomologi, e di conoscenze comuni sulla vita degli insetti; l'intelligente regia di Lasseter e l'animazione computerizzata hanno poi prodotto il miracolo di creare mondi a più dimensioni suggestivi e realistici nei quali si dispiega una storia che riesce a catturare l'attenzione e a divertire.
Se da una parte l'universo degli insetti presenta aspetti di estrema complessità,ha in sé il pregio di coniugarsi perfettamente con la computer grafica; lo stesso vale per la realtà del giardino, del filo d'erba, del fragile ondeggiare di una foglia.
Altro elemento di grande importanza per la riuscita del lungometraggio è risultata l'opalescenza; molto diffusa in natura, rappresenta, per la suggestione emotiva che è in grado di suscitare, un elemento trainante e al tempo stesso di continuità e unitarietà visiva nella scelta delle immagini del film. Secondo il regista, " gli insetti sono perfetti per il computer, per via del loro esoscheletro, della loro straordinaria iridescenza e della trasparenza delle loro ali e, se ti abbassi e provi a guardare il mondo come lo vedono loro, i fili d'erba e le foglie diventano traslucidi. E' come se vivessero in un mondo di vetro colorato, e questo è il tipo di immagine che abbiamo voluto dare al film."
"A bug's life" sfrutta gli aspetti più intriganti del fotorealismo per creare una sorta di versione caricaturale della realtà, che gli autori chiamano iperrealismo; ciò ha posto un problema di notevole rilevanza nella caratterizzazione dei personaggi: come eliminare quei dettagli sgradevoli capaci di ingenerare nello spettatore repulsione nei confronti dei buoni e come invece dotare quei piccoli eroi di personalità gradevoli con le quali gli spettatori potessero positivamente relazionarsi? La prova era indubbiamente delle più impegnative, ma il risultato sembra indicare che l'equipe è stata all'altezza del compito. Un'altra scommessa importante era riuscire a decentrare il punto di vista spostandolo sugli insetti; anche in questo caso artisti e tecnici hanno inventato insieme nuove tecniche e regole per dare al pubblico una convincente visione della realtà assumendo il punto di vista degli insetti.

Nel conferire più profondità alle atmosfere del film, ha giocato un ruolo decisivo l'uso dei fondali sfocati che, insieme ad altri simili accorgimenti scenici, hanno consentito di ottenere il giusto equilibrio tra realismo e stilizzazione: il risultato è stata la creazione di un'ambientazione astratta rispetto alla realtà, che si avvale però di tecniche prese in prestito dal realismo.
La bellezza di questo film sta principalmente proprio nel fatto che lo spettatore vede le cose dal punto di vista delle formica: uno degli accorgimenti tecnici attraverso i quali è stato possibile ottenere questo risultato è stato quello di giocare con le proporzioni degli elementi che entrano a far parte delle singole scene.
Attraverso i colori e le loro gradazioni, scandendo il fluire della dimensione temporale, irrompono nel film le stagioni: si comincia in prima estate con verdi caldi e un po' disidratati; a metà della storia le tonalità si fanno ancora più calde e secche, in sintonia con i colori della vegetazione, l'angolazione della luce solare e l'atmosfera più pesante e polverosa. Quando le foglie degli alberi cominciano a cadere e l'autunno s'avvicina, i colori cambiano ancora.
Anche la caratterizzazione dei personaggi passa attraverso un sapiente uso del colore che diviene mezzo espressivo per veicolare informazioni di vario tipo: gli insetti del circo delle pulci presentano colori saturi che ne sottolineano la natura clownesca, mentre per le formiche, allo scopo di conferire loro un maggior risalto rispetto all'ambiente in cui si muovono, è stata scelta una gamma di toni che va dal blu al lavanda.

Le scene di massa, tuttavia, nonostante la cura dei dettagli, non riescono quasi mai a rappresentare abbastanza efficacemente il fermento e l'attività che idealmente vengono associati alla vita di un formicaio; ciò sia per la mancanza di movimenti indipendenti che per la limitata eterogeneità dei movimenti; la regia di Lasseter, per il dinamismo dell'intreccio narrativo e le trovate non prive di risvolti comici, compensa però egregiamente questo come altri limiti di carattere tecnico.

La miccia che ha acceso l'idea di "A bug's life" è la favola di Esopo, "La cicala e la formica" la cui morale è che c'è un tempo per il dovere e un tempo per il piacere; è questo il tema dal quale in sostanza trae ispirazione il film e che ne fa sviluppare la storia. "A bug's life" è una fiaba digitale in Cinemascope di stampo tipicamente disneyano. A differenza di "Antz" il racconto ha uno sviluppo lineare. La Disney ha, altresì, imposto che gli insetti mantenessero nel film una precisa armonia figurativa, parlassero e si muovessero con scioltezza ed elasticità, ma soprattutto ha imposto che gli autori conferissero agli insetti quelle connotazioni antropomorfiche già presenti in tanti cartoons della produzione Disney.
Il risultato sembra aderire perfettamente a queste richieste, "A bug's life" è infatti un cartoon semplice e positivo,in cui è stato possibile coniugare un enorme sforzo tecnologico ad una storia divertente,ma non banale;il lungometraggio, indirizzato ad un pubblico di minori e quindi di chiaro stampo favolistico-moraleggiante, propone una storia imperniata sul consueto contrasto tra buoni e cattivi, con un chiaro intento didascalico che percorre il film dall'inizio alla fine e con il classico immancabile happy end.