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I difetti nella riproduzione dell'immagine
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I difetti nella riproduzione dell'immagine

 

 

 

Quante volte “ l’acquirente - spettatore - appassionato” (nuova specie del XXI° Secolo alla quale sento di appartenere), dopo pochi minuti dall’inizio della visione di un DVD, incomincia a storcere la bocca, ad emettere mugugni di disapprovazione e ad avvicinarsi allo schermo, quasi volesse entrarvi, per aver avuto la sensazione di notare qualche imperfezione? Ciò accade molto spesso per due ragioni: primo, il prezzo ancora piuttosto elevato di questo dischetto fa giustamente pretendere un'adeguata qualità e, secondo, dal formato digitale ci si aspetterebbe sempre e comunque un prodotto di livello superiore. Purtroppo, benché le potenzialità e le possibilità del DVD siano infinite, esse vengono spesso limitate dalle capacità e dalle motivazioni di chi lavora con questo supporto. Basterebbe, ad esempio, che coloro che si occupano di riversare una pellicola in DVD, ancor prima di essere tecnici ben pagati, fossero appassionati di cinema: probabilmente nulla verrebbe allora lasciato al caso, e a molte edizioni questa passione gioverebbe! (Solo così mi spiego la presenza frequente d'errori e imperfezioni anche macroscopiche).

Ma quali sono, dunque, i più frequenti difetti e imperfezioni che si possono riscontrare durante la visione del proprio film preferito in DVD? Incominciamo da quello più diffuso nel mondo del video digitale, che viene solitamente chiamato ARTEFATTO DIGITALE O DI COMPRESSIONE. Esso può manifestarsi a sua volta sotto forma di BLOCKING, PIXELLIZZAZIONE, RUMORE VIDEO o SOLARIZZAZIONE, e in ognuno di questi casi provoca la comparsa sullo schermo di distorsioni o comunque informazioni errate non presenti nel filmato originale. Il manifestarsi di questi artefatti è dovuto principalmente all’utilizzo poco oculato dell’MPEG2, cioè di quell’algoritmo che serve a ridurre fino a 10 volte (con una notevole perdita di dati) lo spazio occupato dall’audio e dal video digitale, prima del suo trasferimento sul DVD. E’ da precisare, comunque, che, in rare occasioni, gli artefatti possono non dipendere dalla compressione MPEG2, bensì dalla mediocre qualità del materiale d’origine, da errate regolazioni delle apparecchiature domestiche e persino da errori nella lettura del disco, causati da graffi o sporcizia.

Fra tutti gli artefatti digitali il BLOCKING è quello più caratteristico. Si manifesta con la comparsa di piccole aree rettangolari di 8 x 8 o 16 x 16 pixel dai contorni ben definiti e dalla lunga persistenza sull’immagine. A farne le spese sono soprattutto gli sfondi uniformi delle sequenze statiche, sui quali compare il tipico “effetto mosaico” formicolante, le panoramiche delle sequenze di azione, dove possono fare capolino vere e proprie “esplosioni” di quadretti, e, più raramente, anche i cambi repentini di inquadratura. Quasi assente nelle edizioni di buona od ottima qualità, e senz’altro un parametro cruciale nella valutazione del reparto video.

La PIXELLIZZAZIONE è invece una sgranatura più o meno pronunciata nei contorni delle figure. Colpisce soprattutto oggetti o persone in movimento su un fondale statico. In questi casi la Pixellizzazione, generalmente più fine e ridotta del BLOCKING, mostra la differenza fra le aree d’immagine che si aggiornano continuamente e quelle che invece restano identiche per diversi fotogrammi. A volte è possibile notare questo difetto anche nei titoli di testa, in particolare quando essi sono sovrapposti ad immagini in movimento. Nei DVD la pixellizzazione è generalmente molto “discreta” (non è il difetto più appariscente insomma), anche se è possibile notarla persino in titoli d'ottima qualità semplicemente avvicinandosi allo schermo.

Il RUMORE VIDEO, conosciuto anche come NOISING, è un’errata informazione dell’immagine che si presenta sotto forma di sgranatura o sfrigolio. A differenza della PIXELLIZZAZIONE può estendersi ad intere porzioni dello schermo o ricoprirlo completamente. Quando è provocato da una forte compressione dei dati, si manifesta sia in sequenze scure, tramite piccoli gruppi di pixel grigiastri, sia in passaggi di forte colore bianco, con veri e propri effetti di “bruciatura”. Spesso il NOISING introdotto dall’MPEG2 non è altro che la traduzione digitale della grana presente nella pellicola: se eseguita con criterio, tale traduzione non altera l’impatto che la grana aveva in origine. E’ ovvio, quindi, che la presenza di RUMORE VIDEO incida pesantemente sul giudizio negativo dell’immagine di un DVD.

La SOLARIZZAZIONE è un difetto che compromette la resa del colore alterandone le sfumature. In sua presenza, i passaggi fra diversi gradi di luminosità o intensità di un colore sono netti e danno modo allo spettatore di osservare un poco naturale confine fra le diverse gradazioni. E’ un difetto che compare soprattutto in sequenze dai fondali uniformi o dalla luce diffusa (tipica di albe o tramonti) o in presenza di dissolvenze, dove, nei casi peggiori, la transizione verso il nero rasenta la scattosità. In generale la SOLARIZZAZIONE si manifesta raramente, e resta comunque il meno preoccupante fra i difetti introdotti dalla compressione digitale.

Vediamo, infine, i difetti relativi all’immagine non dovuti, come quelli appena descritti, a un cattivo utilizzo dell’MPEG2: L’ALIASING, la SATURAZIONE e l’EDGE ENHANCEMENT. Il primo di questi consiste in una mancanza d'informazioni che in campo video provoca la seghettatura delle linee oblique e lo sfarfallio (o “flickering”) dei dettagli più microscopici. Come detto, l’ALIASING non è una conseguenza della compressione MPEG2 (anche se una pessima codifica può ovviamente peggiorare gli effetti), ma il risultato di limiti o errori nel campionamento dell’informazione, ovvero nel suo passaggio dal formato analogico a quello digitale.

Una delle tecniche più diffuse adottate per ridurre questo fenomeno prende il nome di ANTI-ALIASING e consiste nello sfumare i contorni di colori adiacenti rendendoli più simili l’un l’altro, così da ammorbidire tutte le zone confinanti e soprattutto ridurre drasticamente l’effetto scalettatura delle linee oblique provocato dalla mancanza d'informazione. E’ un processo utilizzato un po’ in tutti i campi del video digitale (anche nei video-games), ma per essere applicato in maniera efficace richiede apparecchiature con una potenza di calcolo immane.

Il termine SATURAZIONE in riferimento alle immagini digitali viene utilizzato per indicare un livello di intensità di colore eccessivo, cioè che ha superato la tolleranza dell’apparato con cui l’immagine è stata registrata. Dirette conseguenze di questo difetto sono la perdita d'ogni sfumatura, la fuoriuscita dai bordi entro cui il colore dovrebbe mantenersi e persino la mescolanza con colori adiacenti. Nei casi peggiori sono presenti chiazze scure molto estese. In genere le saturazioni si presentano in sequenze con intense luci artificiali, soprattutto rosse. E’ importante notare, comunque, che la saturazione eccessiva del colore può anche dipendere esclusivamente da un limite del proprio display e non da quelli della registrazione, magari perfetta.

Rimane solo il caso dell’EDGE ENHANCEMENT. Con questo termine non si indica solamente un difetto video, ma anche un vero e proprio procedimento votato, almeno nelle intenzioni, a migliorare la resa delle immagini. L’EDGE ENHANCEMENT, inteso come “tecnica”, consiste in un aumento del contrasto volto ad esaltare figure e particolari su schermi di piccole dimensioni. Agisce soprattutto sui contorni delle sagome scure contrapposte a fondali chiari. Nell’intento dei suoi ideatori dovrebbe dare allo spettatore l’illusione di maggiore dettaglio dell’immagine: nella pratica, introduce aloni biancastri molto spessi e fastidiosi. E’ uno dei parametri più delicati: da solo può ribaltare un giudizio positivo sul comparto video!