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The Darwinian Composer


Luigi Pagliarini

 

 

 

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Charles Darwin

 

Nell’ambito dell’attività teorica e seminariale che, recentemente, mi ha visto più volte impegnato nell’introduzione alla teoria dell’Intelligenza Polimorfa (Digicult 1 e 2), ho sviluppato una serie di paradigmi ed esempi che aiutassero il lettore o l’ascoltatore a comprendere (se non addirittura a percepire)  l’inteso legame sviluppatosi tra, da una parte, la psiche e gli stili cognitivi dell’essere umano e, dall’altra, le funzioni tecnologiche semplici ed avanzate, più tipiche dell’informatica moderna. Tra i tanti modelli adottati uno dei più popolari – probabilmente perchè prossimo alle diverse  sensibilità dei tanti e intellettualmente differenti interlocutori - c’è sicuramente quello che ho denominato il Darwinian Composer.

L’idea e l’intenzione di connotare una definizione di Compositore Darwiniano nacque dapprima quale esigenza pratica di docenza. Difatti, da qualche tempo io ed altri colleghi (ed, in particolare, ringrazio Maurizio Masini per le brillanti conversazioni, a riguardo) notavamo che la percentuale di allievi che compongono tesi e tesine universitarie con il metodo del Copia&Incolla (Copy&Paste) cresceva in maniera smisurata e che, praticamente, stava raggiungendo la totalità degl’iscritti.  Malgrado ciò, una volta superato un primo stadio emotivo - in cui un insegnante si sente inevitabilmente frodato – iniziai a sviluppare una sorta d’ottimismo in materia. Infatti, con il passare del tempo notavo che, aldilà della nuova metodologia applicata, rimanevano del tutto inalterate le differenze interindividuali. In sostanza, non solo restava possibile discernere e di conseguenza valutare le capacità intellettive e lo spessore culturale dei singoli studenti ma per alcuni versi la stesura risultante appariva addirittura arricchirsi di valore intellettuale, in taluni casi.

Da tutto ciò, dalla successiva presa di coscienza che anche diversi colleghi e coetanei stavano adottando questo metodo procedurale, dall’intuizione che in futuro tal strada sarebbe stata battuta da pressoché l’intera popolazione di scrittori, nacque l’idea di denudare tal stato di fatto definendo il Darwinian Writer, ovvero colui che usa gli scritti depositati nel mondo - ed in particolare su Internet - rimescolandone la sequenza verbali e concettuali.

 

Darwinian Writing

 

Nell’immagine che ho allegato si comprende in maniera semplice e lineare com’è che si articola il processo di Scrittura Darwiniana. Esistono un’infinità di testi e di frasi digitalizzati e depositati in dei luoghi accessibili (CD, DVD, WWW, ecc.). Lo Scrittore Darwiniano accede a queste risorse, le legge e poi decide di comporre (o ricomporre) una sequenza logica che s’addica alle sue esigenze ed al suo contesto narrativo usando le frasi come se fossero cromosomi di un codice genetico, e così facendo - com’è che accade nell’evoluzione delle specie – aumenta le probabilità di “riproduzione” del “cromosoma letterario” in questione. A tal processo di scrittura prende parte anche il famigerato Crossover genetico, che in ambito procedurale informatico viene egregiamente rappresentato dal Taglia&Incolla (Cut&Paste) che lo Scrittore Darwiniano usa per riordinare, all’interno del suo testo, la sequenza logica e cronologica delle frasi e delle affermazioni. Ovviamente, accade che lo Scrittore Darwiniano nella stesura del testo introduca frasi originali, cioè, scritte di suo pugno -  che inserisce per integrare, legare e fluidificare il processo logico descrittivo, sotteso. Nell’ambito della scrittura darwiniana, quest’ultime non son altro che quelle famose “Mutazioni” a cui la stessa teoria evoluzionista fa normalmente riferimento.

 

Mutations

Genetic Code

 

Una volta maturata tal definizione e constatatane sia la significatività intellettuale che la veridicità popolare - anche grazie a delle splendide conversazioni avute con Andrea Gabriele, in arte Pirandélo - son giunto alla conclusione che il suddetto processo e l’equivalente definizione potevano esser estese a qualsiasi dominio della composizione (o della creatività, se mi viene passato il termine) che l’uomo moderno mette e metterà in atto, nel futuro.

Oltre che per la scrittura, difatti, questo metodo procedurale viene applicato anche alla composizione musicale (un esempio è la composizione di ciò che chiamiamo remixes), alle video produzioni (video remix, o blob italianamente), alla grafica (pubblicitaria o artistica) e alla totalità delle composizioni creative che vengono sviluppate su supporti digitali. Praticamente tutte. Ovviamente, l’uso di tal metodologia si è particolarmente affermato in tutte quelle forme di creazione che nascono in ambito informatico stesso e che  per lor natura assumono nuove e svariate connotazioni. Ad esempio per gli slideshows, nella programmazione di software, nella creazione di prodotti e presentazioni multimediali, ecc. ecc. 

Da quest’ultima considerazione nacque spontaneamente la necessità di definire la Composizione Darwiniana - e conseguentemente il Darwinian Composer - (ri)collocando all’interno di un unico paradigma un metodo dotato di precise caratteristiche, specifiche peculiarità ed applicato ad una tale molteplicità di discipline (e, di conseguenza, di autori) che reclamava l’impellenza e la necessità d’essere reso visibile e riconoscibile, per cui esplicito, lecito e, soprattutto, legittimo.

Corssover

A qualcuno, probabilmente, verrà da obiettare che la combinazione e la manipolazione di testi, musica ed altre forme espressive - malgrado fosse fatta “a mano” o “a memoria” - è sempre stata parte integrante del metodo compositivo umano. Io, al contrario, ho ragione di credere che il metodo informatico del Copy&Paste, oltre a fondarsi su un diverso stile cognitivo ed esser servito da un’impareggiabile immediatezza motoria (per esempio, il Drag&Drop) , offra delle potenzialità inespresse ed inesprimibili, in passato. Il Taglia&Incolla sembra estremizzare la tecnica del “clonaggio” imprimendole la forza, la massa critica, necessaria per trasformare un fatto quantitativo in uno qualitativo.

Concludo segnalando la tutt’altro che remota possibilità che tal metodo, tutto sommato non troppo difficile da codificare e decodificare, venga replicato ed applicato tout-court nell’ambito dell’A.I. (ed in buona parte già sta accadendo), dando così vita a reali “Compositori Darwiniani Artificiali”.    

 







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