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Mp3, la battaglia continua

Un nuovo sistema antipirateria in difficoltà mette in crisi autori e label e fa gioire i fedelissimi del download casalingo. Cronaca di un'altra sconfitta per le case discografiche e qualche possibile scenario futuro.

di Francesco Cisternino

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Otto delle quindici tracce presenti nel nuovo album "A tribute to Jim Reeves" del cantante country americano Charles Pride sono apparse la scorsa settimana su una pagina Web "privata" di Yahoo!. La cosa sembrerebbe del tutto comune visti i tempi che corrono, se non fosse per due ragioni. La prima è che i brani erano già disponibili online prima dell'uscita del cd, previsto per venerdì scorso; secondariamente, le copie risultavano protette da un sistema antipirateria fresco fresco, messo a punto dalla SunnComm di Phoenix.

Chiamato subito in causa, il presidente della software house ha declinato ogni responsabilità. "Il problema non dipende dal nostro sistema", dice John Aquilino. "Possiamo accorgerci se qualcuno interviene invalidando il software di protezione e sembra che in questo caso ciò non sia avvenuto". La ragione andrebbe quindi cercata altrove: qualcuno, assicura, avrebbe convertito in Mp3 le tracce da una delle 2000 copie non protette del cd distribuite in Australia.

Aldilà del fatto che il disco sia stato crackato o meno, il caso sottolinea ancora una volta il fatto che le case discografiche stiano rincorrendo disperatamente una panacea contro la pirateria. La Music City Records, vale a dire la label danneggiata, minaccia di perseguire i pirati in tutte le sedi possibili. Ma queste battaglie sortiscono veramente pochi effetti in una situazione in cui i (potenziali) consumatori riescono a copiare senza alcun problema le tracce audio dal cd per convertirle in formato Mp3 e poi condividerle con altri utenti attraverso software tipo Napster.

Certi problemi da risolvere

Una delle questioni più delicate da affrontare per le società impegnate nella ricerca nel settore antipirateria è la compatibilità: il sistema di protezione deve permettere al cd di essere letto da un qualsiasi riproduttore, cosa che non è avvenuta ad esempio in un precedente tentativo messo a punto dalla Bmg assieme alla Midbar. Nel gennaio scorso, dopo aver immesso sul mercato circa 130 mila copie protette, Bmg ha dovuto provvedere a ritirarle e abbandonare il progetto perché i consumatori, riscontrando problemi nella fruizione, riportavano le copie nei negozi.

C'è poi il problema più grosso, vale a dire l'assoluta incertezza che ruota attorno all'efficacia dei sistemi in fase di sviluppo. Non si può non menzionare, a questo punto, il caso SDMI (Secure Digital Music Initiative, www.sdmi.org). Il forum composto da più di 160 società ed associazioni provenienti da differenti settori (dietro il quale è ben presente la RIAA, la potentissima SIAE americana), del quale vi abbiamo parlato in abbondanza nei mesi scorsi, aveva annunciato alcuni mesi fa la realizzazione di un sistema volto a prevenire la pirateria musicale attraverso mezzi elettronici. L'elemento centrale era una specie di pellicola virtuale, detta watermark, la quale andava ad "avvolgere" il file Mp3 da proteggere e forniva le informazioni sul copyright ai lettori o registratori Mp3 senza che venisse ravvisato alcun decadimento qualitativo del suono. Tali dispositivi avrebbero dovuto rifiutarsi di copiare certi brani, secondo quanto riportato dal watermark da essi contenuto.

SDMI aveva poi reso pubblica, attraverso una "lettera aperta alla comunità digitale" firmata da Leonardo Chiariglione, mente dello Cselt (www.cselt.it) e co-inventore, forse inconsapevole, proprio dell'Mp3, una specie di sfida: venivano proposte quattro tecnologie differenti di watermarking (www.hacksdmi.org), più due varianti riconducibili strettamente al sistema in sé, tutte da crackare senza alcun aiuto nè indicazione. In palio, 60 mila dollari da dividere fra i vincitori ufficiali. Edward Felten, docente all'università di Princeton, dava quindi prova di abilità assieme ad un team agguerritissimo e sconfiggeva sonoramente - è proprio il caso di dirlo - il sistema nuovo di zecca. Per poi paventare addirittura la pubblicazione di un report con tutti i dettagli del caso. Ma le minacce legali da parte degli interessati hanno da poco causato una pesante marcia indietro: nell'aprile scorso il team ha deciso di non presentare i risultati per non incorrere in grane.

Cosa accadrà domani?

Una vittoria di Pirro per la RIAA e per le case discografiche? Può darsi. In ogni caso, pare sempre più evidente il manifestarsi di uno scenario molto simile a quello delle pay-tv via satellite, in cui sistemi di codifica più o meno efficaci - tipo Nagravision, Irdeto, Videocrypt e così via - vengono continuamente aggiornati da un lato e sconfitti dall'altro, grazie a cracker incalliti e consumatori ormai scafati alla ricerca delle nuove card "tarocche". Il sistema infallibile è un miraggio perché l'uscita di un nuovo tipo di codifica non fa che infuocare gli animi di migliaia di matricole delle facoltà di Ingegneria, di docenti d'assalto modello Felten, di residuati del cyber-punk e delle teorie sul libero accesso a qualsiasi tecnologia i quali non aspettano altro pane per i loro denti. Per le case discografiche, major e indipendenti, saranno tempi di vacche magre.

(La fonte della notizia è http://news.cnet.com/news/0-1005-200-5936091.html?tag=cd_pr)

 







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