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Le radici dell’Hacktivism in Italia (1969-1996) a cura di Tommaso Tozzi [1] è un lavoro imponente con un totale di oltre 1800 pagine. Distribuiti su tre volumi pubblicati tra il 2019 e il 2023 [2], questa ricerca realizzata con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, esplora le radici dell’hacktivism in Italia nel periodo, che va dal 1969 al 1996. I tre volumi raccontano l’evoluzione dei movimenti hacker e cyberpunk in Italia mettendo in luce il contesto storico e tecnologico che li ha resi possibili. Tommaso Tozzi documenta ed esplora come questi movimenti abbiano tratto ispirazione dalle rivoluzioni tecnologiche, dagli sconvolgimenti economici e dalle trasformazioni sociali tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Novanta.
Con il termine hacktivism che unisce hacking e “attivismo” si rappresenta l’uso consapevole delle tecnologie digitali per scopi artistici, politici e sociali. L’idea che sta alla base non è solo teorica, ma bensì pratica, coinvolgendo un’ampia gamma di attività e relazioni sociali e lavorative mediate dalla tecnologia.
Tommaso Tozzi nei panni di artista, curatore, attivista, docente con la sua opera monumentale accompagnata da una bibliografia corposa e una cronologia commentata di documenti, egli ci illustra in maniera dettagliata e peculiare l’evoluzione del movimento italiano dell’hacktivism contestualizzandolo nel più ampio scenario delle trasformazioni socio-economiche del postfordismo e dell’arrivo delle prime tecnologie informatiche in Italia. Tozzi nella sua “enciclopedia libera” evidenzia come i movimenti legati all’operaismo e all’anti-imperialismo abbiano sviluppato teorie e pratiche antagoniste nell’ambito delle nuove tecnologie. L’operaismo, nato negli anni Sessanta, rappresenta una delle risposte più radicali alle trasformazioni del lavoro nell’era industriale.
Nei primi anni Novanta, esponenti di rilievo come Mario Tronti [3], Antonio Negri [4] e ripreso da riviste come Luogo Comune [5] e DeriveApprodi [6] hanno posto al centro delle loro riflessioni la classe operaia, considerata non solo una vittima dello sfruttamento capitalista, ma soprattutto una forza potenzialmente rivoluzionaria. La loro idea del General Intellect, che vede nella conoscenza e nel lavoro intellettuale una nuova forma di forza produttiva, anticipa molte delle dinamiche che si sviluppano nell’era dell’informazione. L’idea che il sapere sociale generale sia divenuto una forza produttiva immediata nell’economia postfordista ha spinto gli attivisti a cercare forme di riappropriazione dei saperi “dal basso”, attraverso pratiche di autogestione e autoproduzione tecnologica. Parallelamente, si sviluppa una critica radicale al determinismo tecnologico e all’alienazione cognitiva prodotta dai nuovi sistemi di produzione e comunicazione [7]. Questi concetti, rielaborati alla luce delle pratiche hacktivist, si inseriscono in una riflessione più ampia sulla necessità di creare un nuovo paradigma tecnologico e sociale basato sulla cooperazione, la condivisione e la solidarietà, in opposizione alle logiche del profitto e del controllo. Pur nella sua frammentarietà, si cerca di sperimentare nuovi modelli di socialità e produzione tecnologica in opposizione al dominio capitalista. Le reti telematiche antagoniste, il software libero, le pratiche di “guerriglia comunicativa” diventano strumenti per difendere spazi di autonomia e immaginare alternative al sistema dominante.
In questo contesto, la resistenza non si manifesta solo nei luoghi tradizionali del lavoro, ma si estende al dominio delle tecnologie digitali, dove la conoscenza diventa un campo di battaglia fondamentale. Secondo Tozzi, l’hacktivism eredita questa visione antagonista e gli hacktivisti, come i lavoratori nell’operaismo, lottano per riappropriarsi degli strumenti di produzione, in questo caso le tecnologie informatiche e telematiche, che altrimenti rimarrebbero nelle mani delle élite economiche. L’uso libero e critico della tecnologia diventa quindi un atto di resistenza simile a quello dei lavoratori che rifiutano le catene di montaggio e le logiche alienanti della fabbrica fordista. Anche il movimento anti-imperialista ha un ruolo altrettanto cruciale. Nato dalla lotta contro il colonialismo e l’egemonia delle potenze occidentali, l’anti-imperialismo si è opposto al controllo delle risorse e delle popolazioni da parte delle grandi potenze capitaliste, in particolare gli Stati Uniti. Per Tozzi, l’anti-imperialismo ha gettato le basi per una critica più ampia, che nel contesto digitale diventa una lotta contro l’imperialismo tecnologico. Le multinazionali tecnologiche, secondo Tozzi, agiscono come nuove potenze imperialiste, imponendo il loro controllo su Internet e le reti globali, con l’obiettivo di sfruttare l’informazione come risorsa economica. In questa cornice, movimenti come il Coordinamento Nazionale Antinucleare Antimperialista [8], fondato nel 1983, e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale [9] (EZLN) diventano modelli di riferimento per gli hacktivisti italiani. Questi movimenti hanno dimostrato come la tecnologia possa essere utilizzata non solo come strumento di controllo, ma anche come mezzo di resistenza contro il potere globale. La rete diventa un nuovo spazio per la lotta politica, dove la resistenza alle logiche imperialiste si traduce in pratiche concrete di hacking e controinformazione. I movimenti hacker italiani si ispirano sia alla lotta di classe che alla resistenza contro il potere globale, ma lo fanno utilizzando le tecnologie digitali come strumento di opposizione. Attraverso reti alternative come lo European Counter Network [10] (ECN) e le prime BBS (Bulletin Board Systems [11]) gli hacktivisti riescono a creare spazi di autonomia, dove le informazioni circolano liberamente e il potere delle multinazionali viene messo in discussione. Per Tozzi, l’hacktivism è la continuazione naturale delle lotte operaie e anti-imperialiste, che si spostano dal terreno delle fabbriche e delle piazze al cyberspazio [12], dove il controllo della conoscenza e dell’informazione diventa il nuovo campo di battaglia. Dalle influenze del pensiero marxista ai movimenti e reti come ECN, EZLN, dai fenomeni culturali come l’Hacker Art [13] ai cruciali sviluppi tecnologici del periodo, questa ricerca sorregge la tensione tra lo sviluppo tecnologico guidato dalle logiche del capitalismo e i movimenti che cercano di indirizzare il progresso verso il bene comune. In questo contesto, viene data particolare attenzione alla repressione della scena hacktivist, culminata nell’operazione Italian Crackdown [14] del 1994.
L’opera sottolinea come queste radici storiche siano fondamentali per comprendere l’attuale cultura dell’hacktivism in Italia, offrendo una prospettiva critica sulle trasformazioni tecnologiche e sociali che hanno plasmato il nostro presente digitale. Attraverso questa analisi dettagliata, la ricerca fornisce un quadro complesso e sfaccettato di un periodo cruciale per lo sviluppo delle culture digitali alternative in Italia. Nella sua complessità, Le radici dell’hacktivism in Italia, Tommaso Tozzi raccoglie numerosi saggi e articoli dell’epoca, nonché dà voce al pensiero profondo del movimenti hacker con le sue pratiche controculturali, come la difesa della privacy e la lotta al copyright. Si esplora come le privatizzazioni delle industrie statali, specialmente nel settore delle telecomunicazioni, abbiano influenzato il panorama tecnologico e politico in Italia, così come l’emergere delle prime reti telematiche antagoniste in Italia e l’influenza di gruppi internazionali come il Chaos Computer Club [15] di Amburgo.
Tozzi esamina come i movimenti hacktivisti abbiano reagito alle sfide della nuova economia digitale e come essi abbiano continuato a promuovere la giustizia sociale e la libertà individuale. Nell’ultimo volume (III), Tozzi esplora come le reti telematiche permettono l’emergere di nuove forme per tali pratiche che troveranno un nuovo senso nell’hacking sociale e l’impatto dei netstrike (corteo virtuale) [16], ossia una forma di protesta online ideata dallo stesso autore e realizzata per la prima volta nel 1995 e che ha avuto un’importante risonanza internazionale. Da qui maturerà, nel futuro a noi più prossimo, progetti come il ben più recente Wikileaks [17]. Tozzi non si ferma qui, ma analizza anche l’evoluzione delle culture hacker e cyberpunk in Italia (Piergiorgio Nicolazzini, uno dei primi autori a introdurre il termine cyberpunk), evidenziando il ruolo dei media center e dei centri sociali autogestiti nella promozione delle controculture digitali. L’hacktivism in Italia ha rappresentato una fusione tra il pensiero cyberpunk (Franco Berardi Bifo [18]) e le pratiche di resistenza sociale, grazie all’influenza di una serie di autori, teorici e riviste che hanno plasmato e diffuso questo movimento. Diverse personalità (Bruce Sterling [19], Raniero Panzieri [20], Franco Carlini [21], Andrew Wilson [22], Julian Assange [23], Richard Stallman [24]) hanno messo in evidenza il potenziale distopico della tecnologia, ma anche la sua capacità di fornire strumenti di resistenza e sovversione e le pubblicazioni hanno giocato un ruolo fondamentale nel dare forma a una nuova visione dell’uso delle tecnologie come strumenti di emancipazione sociale e politica. La rivista Decoder (1987-1998) [25] svolge un ruolo centrale nel promuovere la cultura hacker e cyberpunk, mettendo in evidenza le potenzialità delle nuove tecnologie, non solo come strumenti di innovazione, ma anche come mezzi di resistenza contro il capitalismo. Un’altra rivista come Virtual [26], diretta da Stefania Garassini e con collaboratori come Antonio Caronia [27] (un “grande vecchio” della fantascienza italiana e irreprensibile traduttore di Ballard, Dick, Luther Blissett, Gibson), acquisisce un ruolo importante nel dibattito italiano sulle realtà virtuali e sulle implicazioni tecnologiche per la società. Preziosi sono gli articoli e i testi di Pier Luigi Capucci indirizzati all’arte telematica, al corpo virtuale [28] e al concetto della Terza Vita [29] e fondatore del primo magazine online in Italia, prima su piattaforma FirstClass e poi sul Web NetMag [30], poi MagNet [31] (1994-1997). Altre pubblicazioni significative sono Neural [32], fondata da Ivan Iusco e Alessandro Ludovico, una delle prime riviste a connettere in modo diretto la cultura elettronica, l’arte digitale e l’hacktivism, così come La Stanza Rossa [33] (1991-1997) di Stefano Righetti, Francesco Galluzzi, Alessandro Finelli, con una forte influenza nel campo dell’arte elettronica. Con A/Traverso [34], una fanzine nata nel contesto della controcultura degli anni Settanta, si promuove il pensiero underground e delle pratiche controculturali, con un forte legame con il pensiero operaista e l’autonomia italiana.
Tommaso Tozzi con questa opera “non-finita” propone la sua visione dell’hacktivism come forma di “hacking sociale”, una pratica che mira non solo a penetrare i sistemi informatici, ma anche a destabilizzare il potere attraverso la diffusione di informazioni segrete e la creazione di spazi alternativi di dialogo e cooperazione. Il Rebel! Virus [35], creato da Tozzi nel 1989, è un esempio di come l’hacktivism possa essere utilizzato per scopi politici, dimostrando che le tecnologie possono diventare strumenti di protesta e resistenza, piuttosto che semplici mezzi di intrattenimento o di controllo. Tommaso Tozzi disegna il suo triangolo semiotico dove narratore, realtà e “comando” (Poteri Forti) collidono per poi risorgere dalle “ceneri di Gramsci” come un Angelus Novus che tra crepe e indizi storce la bocca e si incupisce. Nel periodo del lockdown, Tozzi scrive, raccoglie, ricuce e srotola documentazioni per fornirci possibili realtà, sfuggendo dalle grandi narrazioni e proponendo documenti prodotti da soggetti fuori dagli apparati di “comando”, a cui si aggiungono le sue riflessioni. Egli auspica che la sua fatica abbia una versione tentacolare, rizomatica capace di superare le facoltà comunicative e sensoriali per poi estrarne la linfa vitale e profonda di uno spirito condiviso, affinché che dallo spettro, si riesumi la parte del Bene, senza filtri, elevandone la purezza e sposandone la dimensione dell’agire e dell’essere umano. Tozzi ci indirizza, ci avvisa, ci dà da pensare e riflettere per fornirci degli strumenti. Allo stesso tempo, Tommaso Tozzi ci ricorda anche del vissuto “a distanza”. Proprio nello spazio di lontananza, lo spirito “attivista” cova dove il libro ci parla e ci proietta nell’happening della vita che si “strozza” nel territorio barbaro del “dominante”.
“L’enciclopedia attivista” di Tozzi è una riflessione personale e professionale sull’evoluzione delle culture dell’hacktivism e del cyberpunk in Italia, fortemente influenzata dalla figura paterna a cui dedica questa impresa “letteraria”. Il sentimento di cupezza che contraddistingue il periodo raccontato da Tozzi spalanca uno “scenario di fine millennio” tra privatizzazioni, colonia degli imperi, industrie e istituzioni dei popoli favoriti dalle scelte politiche internazionali di tipo economico (dal Rapporto Delors [36] al Trattato di Maastricht [37], il Rapporto Bangemann [38] ed i G7 conseguenti) piegano il volere dei cittadini a forze private transnazionali. La nascita delle realtà virtuali, del cyberspace, il primo World Wide Web, regolamentati da leggi sui crimini informatici e sulla protezione del copyright che vengono usate per proteggere la contemporanea apertura dell’Internet da esclusivo luogo di ricerca e di libero confronto della sfera pubblica, allo scambio commerciale liberista e alla concorrenza tra pesci piccoli e pescecani: “un’apocalisse annunciata”.
Un diario di bordo, un blog, un’antologia, una trilogia, qualsivoglia nominare questo enorme lavoro che compie Tommaso Tozzi, ciò che emerge è un senso collettivo dell’opera di scrittura molteplice (dal cartaceo solo 150 copie, al digitale), dalla collezione di link, riviste, quotidiani (Il Corriere della Sera [39], Il Manifesto [40], L’Espresso [41], L’Europeo [42], L’Unità [43] e La Repubblica [44]) alle riflessioni critiche e personali dell’autore.
La “speranza” (di Tozzi e la nostra) è quella di un’azione congiunta dei vari collettivi, soggetti, realtà di movimento hacktivist italiani, affinché si organizzino per creare una piattaforma di archivio storico del movimento in cui tutti collaborino inserendovi la documentazione che hanno disponibile su tali storie, oltre che il loro commento personale, perché il lavoro di Tozzi è solo l’inizio …
Tozzi fa esplodere una fiamma fatta di passione “attivista” e la riassume in sette valori (o peccati) capitali: quello dell’Amore verso il prossimo; quello del Bene Comune per una condivisione comunitaria (con il conseguente rifiuto della mercificazione, dello sfruttamento e dell’alienazione); quello dell’accessibilità e inclusività (il diritto di accesso e la trasparenza del software libero), l’abolizione della proprietà privata e del copyright; l’autodeterminazione (indipendenza e libertà) e il DIY (Do It Yourself); il Rifiuto della spettacolarità e dell’ipocrisia ed infine una Controinformazione, per la difesa dei diritti civili e sociali.
Dalla trilogia di Tozzi emerge il ritratto di un movimento che, nel pieno delle trasformazioni postfordiste, ha cercato di coniugare critica teorica e sperimentazione pratica, prefigurando molte delle sfide che caratterizzeranno il rapporto tra tecnologia e società con tutte le sue trasformazioni, revisioni. La narrativa di Orwell e Huxley, spesso citata, in questo contesto, stanno a rappresentare l’immaginario distopico che si diffonde parallelamente all’avanzamento tecnologico.
La visione critica e radicale della tecnologia che Tommaso Tozzi ci offre sia come artista che come teorico, vede l’arte come uno strumento di attivismo e resistenza contro il potere capitalistico, che usa le tecnologie per controllare e manipolare. Con il concetto di Hacker Art si promuove lo sviluppo e l’uso delle tecnologie per sovvertire il sistema dominante, promuovendo al tempo stesso una democratizzazione dell’accesso alle risorse digitali. L’approccio bottom-up di Tozzi è la linfa vitale per scavare dentro le connessioni dell’attivismo dove la partecipazione collettiva e la condivisione delle informazioni sono centrali, così come la promozione di spazi di libertà e autodeterminazione.
L’arte gioca un ruolo cruciale nello sviluppo dell’hacktivism, con opere che sfidano le convenzioni artistiche tradizionali e promuovono una nuova estetica dell’opposizione. Una delle pratiche artistiche più note è l’HackerArt, un’opera di Tozzi che utilizza l’Amiga 500 e 2000 per creare immagini digitali, distribuite attraverso reti telematiche e pubblicazioni cartacee [45]. Questo lavoro riflette il legame profondo tra creatività digitale e resistenza politica. La cultura hacker ha trovato espressione anche in movimenti come il Luther Blissett Project [46], un’identità collettiva utilizzata da artisti e attivisti per sfidare le convenzioni del mercato culturale e promuovere un’idea di arte libera e condivisa. La net.art [47] e le pratiche di cyber-psichedelia [48] hanno ulteriormente contribuito a sviluppare un’estetica controculturale che ha rifiutato l’industria culturale tradizionale, puntando a una trasformazione sociale e politica profonda.
Tommaso Tozzi scoperchia il vaso di Pandora con la sua opera, Le Radici dell’Hacktivism in Italia (1969-1996), offrendoci una visione dettagliata dell’evoluzione dell’hacktivism nel territorio italiano, unendo attivismo politico e hacking. Questo lavoro monumentale getta le basi per una critica radicale di rivendicazione e difesa dei diritti sociali come elemento centrale nelle culture dell’hacking sociale, degli hacker e del cyberpunk. Tozzi evidenzia anche come le culture cyberpunk abbiano cercato di affermare un nuovo rapporto con la tecnologia, recuperando uno spazio interiore di libertà spirituale. Questa visione si oppone al controllo temporale e cognitivo esercitato dalle tecnologie sul quotidiano umano. Tozzi propone una riflessione profonda su come il cyberspazio possa diventare un nuovo terreno di conflitto sociale e spirituale, dove le pratiche hacker rappresentano una forma di resistenza al capitalismo digitale. Le radici dell’Hacktivism in Italia (1969-1996) è un’opera fondamentale per chiunque desideri comprendere, o anche solo avvicinarsi all’evoluzione delle culture hacker e cyberpunk in Italia. Tozzi combina una ricerca storica approfondita con una visione teorica originale, che esplora il potenziale valore critico delle tecnologie come strumento di emancipazione collettiva. Tommaso Tozzi non solo ci ha raccontato una Storia dell’attivismo in Italia, ma ne è stato un profondo attivista. Partecipando in prima linea alla battaglia tra capitalismo e controcultura, Tozzi ha innestato al suo interno una rivoluzione possibile per poi consegnarci un messaggio, quasi evangelico, che contiene all’interno un sentimento di fratellanza, di senso comune e lotta quotidiana per i diritti, e allo stesso tempo quella tensione spirituale verso il bene comune sembra restare appesa lì nel provare, malgrado tutto, a r-esistere.
Le radici dell’Hacktivism in Italia (1969-1996) – download

Immagine tratta da Tommaso Tozzi, Le radici dell’Hacktivism in Italia, Firenze, 2019-2023 / Image from Tommaso Tozzi, Le radici dell’Hacktivism in Italia, Florence, 2019-2023
The Roots of Hacktivism in Italy (1969-1996), edited by Tommaso Tozzi [49] is an impressive trilogy, with a total of over 1,800 pages and as many sources in the chronology and bibliography sections. Spread over three volumes published between 2019 and 2023 [50] (and written during the COVID-19 pandemic), this research carried out under the patronage of the Accademia di Belle Arti di Firenze, explores the roots of Hacktivism in Italy spanning a period from 1969 to 1996. The three volumes recount the evolution of the hacker and cyberpunk movements in Italy, highlighting the historical and technological context that made them possible. Tommaso Tozzi documents how these movements were inspired by the technological revolutions, economic upheavals and social transformations between the late 1960s and the mid-1990s.
Tommaso Tozzi as artist, curator, historian, activist, and lecturer with his monumental work accompanied by an annotated chronology of documents illustrates in a detailed and peculiar manner the evolution of the Italian hacktivism movement, contextualizing it in the broader scenario of the socio-economic transformations of post-Fordism and the arrival of the first information technologies in Italy, and highlights how movements linked to workerism and anti-imperialism developed antagonistic theories and practices in the field of new technologies. Operaismo, born in the 1960s, represents one of the most radical responses to the transformations of labor in the industrial era. Prominent exponents such as Mario Tronti [51] and Antonio Negri [52], and taken up by journals such as Luogo Comune [53] and DeriveApprodi [54] in the early 1990s, placed the working class at the center of their reflections, considered not only a victim of capitalist exploitation, but above all a potentially revolutionary force. Their idea of the General Intellect, which sees knowledge and intellectual labor as a new form of productive force, anticipated many of the dynamics developing in the information age.
The idea that general social knowledge has become an immediate productive force in the post-Fordist economy has led activists to seek forms of re-appropriation of knowledge “from below”, through practices of self-management and technological self-production. In parallel, a radical critique of technological determinism and the cognitive alienation produced by the new systems of production and communication developed. Concepts such as “singularity” and “civil disobedience” are taken up and reworked to theorize forms of resistance to the logic of capital in the information age [55]. Tommaso Tozzi proposes a model of resistance that is adapted to the dynamics of the digital age.
In this context, resistance does not only manifest itself in traditional workplaces, but extends to the domain of digital technologies, where knowledge becomes a key battleground. According to Tozzi, hacktivism inherits this antagonistic vision and hacktivists, like workers in workerism, struggle to regain possession of the tools of production, in this case information and telematic technologies, which would otherwise remain in the hands of economic elites.
The free and critical use of technology thus becomes an act of resistance similar to that of workers rejecting assembly lines and the alienating logic of the Fordist factory. The anti-imperialist movement played an equally crucial role. Born out of the struggle against colonialism and the hegemony of the Western powers, anti-imperialism opposed the control of resources and populations by the big capitalist powers, in particular the United States. For Tozzi, anti-imperialism laid the foundation for a broader critique, which in the digital context becomes a struggle against technological imperialism.
Technological multinationals, according to Tozzi, act as new imperialist powers, imposing their control over the Internet and global networks, with the aim of exploiting information as an economic resource. In this framework, movements such as the National Anti-Nuclear Anti-Imperialist Coordination [56], founded in 1983, and the Zapatista Army of National Liberation [57] (EZLN) became role models for Italian hacktivists. These movements have shown how technology can be used not only as a tool of control, but also as a means of resistance against global power. The network becomes a new space for political struggle, where resistance to imperialism logic is translated into concrete hacking and counter-information practices. Italian hacker movements are inspired by both class struggle and resistance against global power, but they do so using digital technologies as a means of opposition. Through alternative networks such as the European Counter Network [58] (ECN) and the first BBSs (Bulletin Board Systems [59]), hacktivists manage to create spaces of autonomy, where information circulates freely and the power of multinational corporations is challenged.
According to Tozzi, hacktivism is the natural continuation of workers’ and anti-imperialist struggles, moving from the terrain of factories and squares to cyberspace [60], where the control of knowledge and information becomes the new battleground. From the influences of Marxist thought to movements and networks such as the ECN and EZLN, from cultural phenomena such as Hacker Art [61] to the crucial technological developments of the period, this research argues the tension between technological development driven by the logic of capitalism and movements that seek to direct progress towards the common good. In this context, particular attention is given to the repression of the hacktivist scene, culminating in the 1994 Operation Italian Crackdown [62].
The work emphasizes how these historical roots are fundamental for understanding the current culture of Hacktivism in Italy, offering a critical perspective on the technological and social transformations that have shaped our digital present. Through this detailed analysis, the research provides a complex and multifaceted picture of a crucial period in the development of alternative digital cultures in Italy. In its complexity, The Roots of Hacktivism in Italy, Tommaso Tozzi brings together numerous essays and articles from the period, as well as giving voice to the deep thinking of the hacker movement with its counter cultural practices, such as the defense of privacy and the fight against copyright. It explores how the privatization of state industries, especially in the telecommunications sector, influenced the technological and political landscape in Italy, as well as the emergence of the first antagonistic telematic networks in Italy and the influence of international groups such as the Chaos Computer Club [63] in Hamburg. Tozzi examines how hacktivist movements reacted to the challenges of the new digital economy and how they continued to promote social justice and individual freedom.
In the last volume, Tozzi explores the telematic networks allow the emergence of new forms for such practices that will find a new meaning in social hacking and the impact of netstrike [64] (virtual protest), a form of online protest devised by the author himself and first released in 1995, which has had a major international resonance.
From here, projects such as the much more recent Wikileaks [65] will mature in the near future. Tozzi does not stop here, but also analyzes the evolution of hacker and cyberpunk cultures in Italy (Piergiorgio Nicolazzini, one of the first authors to introduce the term cyberpunk), highlighting the role of media centers and self-managed social centers in the promotion of digital countercultures. Hacktivism in Italy has represented a fusion between cyberpunk thought (Franco Berardi Bifo [66]) and social resistance practices, thanks to the influence of a series of authors, theorists and magazines that have shaped and spread this movement. Various personalities (Bruce Sterling [67], Raniero Panzieri [68], Franco Carlini [69], Andrew Wilson [70], Julian Assange [71], Richard Stallman [72]) have highlighted the dystopian potential of technology, but also its capacity to provide instruments of resistance and subversion, and publications have played a fundamental role in shaping a new vision of the use of technologies as instruments of social and political emancipation.
The magazine Decoder [73] (1987-1998) plays a central role in promoting hacker and cyberpunk culture, highlighting the potential of new technologies not only as instruments of innovation, but also as means of resistance against capitalism. Another magazine as Virtual, directed by Stefania Garassini [74] and with contributors such as Antonio Caronia [75] (a “grand old man” of Italian science fiction and irreproachable translator of Ballard, Dick, Luther Blissett, Gibson), is acquiring an important role in the Italian debate on virtual realities and the technological implications for society. Precious are Pier Luigi Capucci’s [76] articles and texts on telematic art, the virtual body and the concept of the Third Life [77] and founder of the first online magazine in Italy, first on the FirstClass platform and then on the Web NetMag [78] then MagNet [79] (1994-1997). Other significant publications are Neural [80], founded by Ivan Iusco and Alessandro Ludovico, it’s one of the first magazines to directly connect electronic culture, digital art and hacktivism, as well as La Stanza Rossa (1991-1997) by Stefano Righetti, Francesco Galluzzi, Alessandro Finelli, with a strong influence in the field of electronic art. A/Traverso [81], a fanzine founded in the context of the counterculture of the 1970s, its promotes underground thought and countercultural practices are promoted, with a strong link to operaist thought and Italian autonomy.
With this “unfinished work”, Tommaso Tozzi proposes his vision of hacktivism as a form of “social hacking”, a practice that aims not only to penetrate computer systems, but also to destabilize power through the dissemination of secret information and the creation of alternative spaces for dialogue and cooperation. The Rebel! Virus [82], created by Tozzi in 1989, is an example of how hacktivism can be used for political purposes, demonstrating that technologies can become tools of protest and resistance, rather than mere means of entertainment or control. Tommaso Tozzi draws his semiotic triangle where narrator, reality and “command” (Powers That Be) collide and then rise from the “ashes of Gramsci” like an Angelus Novus that between cracks and clues twists its mouth and turns dark. In the lockdown period, Tozzi writes, collects, stitches and unrolls documentation to provide us with possible realities, escaping from the grand narratives and proposing documents produced by subjects outside the apparatus of “command”, to which he adds his reflections.
He hopes that his endeavor will have a tentacular, rhizomatic version capable of overcoming the communicative and sensorial faculties and then extracting from them the vital and profound lymph of a shared spirit, so that from the spectrum, the part of the “Good” can be exhumed, without filters, elevating its purity and espousing the dimension of action and human being. Tozzi directs us, warns us, gives us food for thought and reflection to provide us with tools. At the same time, he also reminds us of living “at a distance”. Precisely in the space of distance, the ‘activist’ spirit that broods where the book speaks to us and projects us into the happening of life “chokes” in the barbaric territory of the “dominant”.
It is a personal and professional reflection on the evolution of hacktivism and cyberpunk cultures in Italy, strongly influenced by the father figure to whom he dedicates this “literary’ enterprise”.
The sense of gloom that characterizes the period recounted by Tozzi opens up an end-of-the-millennium scenario of privatizations, the colony of empires, industries and institutions of peoples favored by international economic policy choices (from the Delors Report [83] to the Maastricht Treaty [84], the Bangemann Report [85] and the ensuing G7), bending the will of citizens to transnational private forces. The birth of virtual realities, of cyberspace, the first World Wide Web, regulated by laws on computer crimes and copyright protection, which are used to protect the simultaneous opening of the Internet from being an exclusive place of research and free confrontation of the public sphere, to liberalist commercial exchange and competition between small fish and sharks: an apocalypse foretold.
A logbook, a blog, an anthology, a trilogy, whatever you may call this enormous work that Tommaso Tozzi does, what emerges is a collective sense of the manifold writing work (from the hardcopy only 150 copies, to the digital), from the collection of links, magazines, newspapers (Il Corriere della Sera [86], Il Manifesto [87], L’Espresso [88], L’Europeo [89], L’Unità [90] and La Repubblica [91]) to the critical and personal reflections of the author.
Tozzi’s “Hope” (and ours) is that of a joint action by the various collectives, subjects, and realities of the Italian hacktivist movement, so that they organize themselves to create a platform for a historical archive of the movement in which they all collaborate by inserting the documentation they have available on these stories, as well as their personal commentary, because Tozzi’s work is only the beginning.
Tozzi sparks a flame of “activist” passion and sums it up in seven capital values (or sins) that of Love for one’s neighbor; that of the Common Good for communal sharing (with the consequent rejection of commodification, exploitation and alienation); that of accessibility and inclusiveness (the right of access and transparency of free software); the abolition of private property and copyright; self-determination (independence and freedom) and DIY (Do It Yourself); the Rejection of spectacle and hypocrisy; and finally a Counter-Information, for the defense of civil and social rights.
Hacktivism is a term that combines hacking and “activism”, it represents the conscious use of digital technologies for artistic, political and social purposes. The idea behind it is not only theoretical, but also practical, involving a wide range of activities and social and working relationships mediated by technology.
A portrait emerges from Tozzi’s trilogy of a movement that, in the midst of post-Fordist transformations, sought to combine theoretical critique and practical experimentation, prefiguring many of the challenges that would characterize the relationship between technology and society with all its transformations and revisions.
Orwell’s and Huxley’s fiction, often cited in this context, stand for the dystopian imagery that spreads in parallel with technological advancement.
The critical and radical view of technology that Tommaso Tozzi offers us both as an artist and as a theorist, sees art as an instrument of activism and resistance against capitalist power, which uses technologies to control and manipulate. The concept of Hacker Art promotes the development and use of technologies to subvert the dominant system, while promoting a democratization of access to digital resources. Tozzi’s bottom-up approach is the lifeblood for digging into the connections of activism where collective participation and information sharing are central, as well as the promotion of spaces of freedom and self-determination.
Art plays a crucial role in the development of hacktivism, with works that challenge traditional artistic conventions and promote a new aesthetic of opposition. One of the best known artistic practices is HackerArt, a work by Tozzi that uses the Amiga 500 and 2000 to create digital images, distributed through telematic networks and printed publications [92]. This work reflects the deep connection between digital creativity and political resistance.
Hacker culture also found expression in movements such as the Luther Blissett Project [93], a collective identity used by artists and activists to challenge the conventions of the cultural market and promote an idea of free and shared art. Net.art [94] and cyber-psychedelia [95] practices further contributed to the development of a countercultural aesthetic that rejected the traditional culture industry, aiming at a profound social and political transformation.
Tommaso Tozzi uncovers Pandora’s box with his work The roots of Hacktivism in Italy (1969-1996) offering to us a detailed view of the evolution of hacktivism in Italy, combining political activism and hacking. This monumental work lays the foundations for a radical critique of the claim and defense of social rights as a central element in the cultures of social hacking, hackers and cyberpunk. Tozzi also points out how cyberpunk cultures sought to affirm a new relationship with technology, recovering an inner space of spiritual freedom.
This vision opposes the temporal and cognitive control exerted by technologies on human everyday life. Tozzi proposes a profound reflection on how cyberspace can become a new terrain of social and spiritual conflict, where hacker practices represent a form of resistance to digital capitalism.
The Roots of Hacktivism in Italy (1969-1996) is a fundamental work for anyone wishing to understand, or even approach, the evolution of hacker and cyberpunk cultures in Italy. Tozzi combines in-depth historical research with an original theoretical vision that explores the potential critical value of technologies as a tool for collective emancipation. Tommaso Tozzi has not only told us a history of activism in Italy, but he has also been a profound activist, participating in the front line of the battle between capitalism and counterculture, grafting within it a possible revolution and then delivering us a message, almost evangelical, that contains within it a feeling of brotherhood, common sense and daily struggle for rights, and at the same time that spiritual tension towards the common good that seems to hang there in trying to “r(esist)-exist”.
Le radici dell’Hacktivism in Italia (1969-1996) – download

Notes
1) Tommaso Tozzi rappresenta uno dei principali teorici dell’hacktivism in Italia e un pioniere dell’arte digitale e cyberpunk. Negli anni Ottanta fonda Strano Network, una delle prime reti telematiche italiane a carattere artistico e culturale. Tozzi è anche tra i promotori degli Hackmeeting, eventi annuali in cui hacker e attivisti si incontrano per condividere progetti e idee. In qualità di docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Tozzi ha unito la ricerca teorica con la pratica artistica, esplorando i legami tra tecnologia, arte e politica. La sua carriera è costellata di collaborazioni con artisti, attivisti e ricercatori in Italia e all’estero, sempre con l’obiettivo di promuovere un’arte partecipativa e collettiva, in opposizione alle logiche di mercato e controllo. Altri progetti sono: Bbs Hacker Art, nel 1990 (poi diventata sito web nel 2000) e la rivista “aperta” denominata Metanetwork, che è in essa contenuta e che realizza dal 1992 con Nazario Renzoni. In seguito Tozzi partecipa collettivamente con il gruppo Strano Network e la Bbs Virtual Town TV (1994) e il relativo sito web del gruppo stesso. Nel 1997 Tommaso Tozzi realizza un’enciclopedia, che nelle intenzioni, anticipa l’idea di Wikipedia, in quanto prevede una scrittura delle sue voci da realizzare in modo collettivo tramite Bbs, per poi essere riversata sul web e su floppy disk. Inoltre Tommaso Tozzi realizza l’Archivio Hacker Art (2002) e il progetto di enciclopedia su piattaforma wiki WikiARTpedia (2004) che dal 2012 cambia nome in Edueda (www.edueda.net). https://www.hackerart.org/han/han000.htm; https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Wikiartpedia_(2004); https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Tommaso_Tozzi [back]
2) https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Le_radici_dell_Hacktivism_in_Italia_1969-1989_(2019); https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Le_radici_dell_Hacktivism_in_Italia_1990-1996_(2023) [back]
3) Mario Tronti, Operai e capitale, Derive Approdi, Roma, 2013. [back]
4) Toni Negri, Inventare il comune, Derive Approdi, Roma, 2012. [back]
5) https://archivioautonomia.it/fondo-deriveapprodi/la-rivista-luogo-comune/; https://www.machina-deriveapprodi.com/post/la-rivista-luogo-comune [back]
6) https://www.machina-deriveapprodi.com/ [back]
7) Concetti come “singolarità” e “disobbedienza civile” vengono ripresi e rielaborati per teorizzare forme di resistenza alle logiche del capitale nell’era dell’informazione. Tommaso Tozzi propone un modello di resistenza che si adatti alle dinamiche dell’era digitale. Per lui, la singolarità rappresenta la difesa della dignità e dell’unicità dell’individuo contro le forze del capitale che cercano di sfruttare e manipolare l’informazione, mentre la disobbedienza civile diventa una forma di resistenza attiva che utilizza la tecnologia come strumento per sovvertire l’ordine dominante. [back]
8) https://archive.org/details/ngv_sa_it_19911215_campagna_antinato_1991_coord_antinucleare_antimperialista [back]
9) https://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_Zapatista_di_Liberazione_Nazionale [back]
10) https://www.edueda.net/index.php?title=ECN_e_Isole_nella_Rete. Tommaso Tozzi, Arturo Di Corinto, Hacktivism. La libertà nelle maglie della rete, Manifesto Libri editore, Roma, 2002. [back]
11) Le BBS (Bulletin Board System) sono sistemi di comunicazione online che consentivano agli utenti di collegarsi tramite modem per scambiare messaggi, file e partecipare a discussioni. Introdotti negli anni Ottanta e Novanta, erano una delle prime forme di social networking e comunità online. Le BBS funzionavano come una sorta di forum: gli utenti potevano postare messaggi, leggere quelli degli altri, partecipare a discussioni su vari argomenti e scaricare o caricare file. Ogni BBS era gestita da un amministratore e poteva avere temi specifici o aree di interesse. Con l’avvento di Internet e dei moderni social media, le BBS hanno perso popolarità, ma hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della comunicazione online e delle comunità virtuali. Alcuni aspetti delle BBS possono essere ritrovati in forum e piattaforme moderne. https://bbsdocumentary.com/ [back]
12) Pierre Levy, L’intelligenza collettiva.Per Un’Antropologia Del Cyberspazio, Feltrinelli, Milano, 2002. [back]
13) https://www.hackerart.org/storia.htm [back]
14) https://it.wikipedia.org/wiki/Italian_Crackdown#:~:text=Con%20il%20nome%20di%20Italian,board%20system%20in%20tutta%20Italia. [back]
15) https://www.ccc.de/en/ [back]
16) https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Netstrike_(1995) [back]
17) https://wikileaks.org/ [back]
18) Franco Berardi Bifo, Mutazione e cyberpunk. Immaginazione e tecnologia, Rogas, Roma, 2019. Cfr. Raffaele Scelsi, Cyberpunk. Antologia di testi politici e letterari, Shake Edizioni, Milano, 2007. Una raccolta di saggi fondamentali per comprendere il pensiero cyberpunk e la sua influenza sulla cultura dell’hacktivism. https://ia802808.us.archive.org/30/items/cyberpunk-antologia-di-testi-politici/cyberpunk-antologia-di-testi-politici.pdf. Cfr. William Gibson, Cyberpunk. Antologia assoluta, Milano, 2021. [back]
19) Bruce Sterling, The Hacker Crackdown: Law and Disorder on the Electronic Frontier, Viking, New York, 1992. Il testo propone un’analisi dettagliata della repressione statale contro gli hacker negli Stati Uniti. Viene pubblicato negli Usa e tradotto in Italia con il titolo Giro di vite contro gli hacker, Shake Edizioni Underground, Milano, 1993. [back]
20) Raniero Panzieri, L’uso capitalistico delle macchine nel neocapitalismo, Settembre-Ottobre 1961. Un testo fondamentale per comprendere le critiche alle tecnologie informatiche emergenti e il loro impatto sull’economia capitalista. [back]
21) Franco Carlini, Il grande tecnosonno, 11 luglio 1984. Un articolo chiave che analizza l’impatto delle nuove tecnologie sulla società. [back]
22) Andrew Wilson, The Bomb and the Computer, 1968. Tradotto in italiano come La guerra e il computer, Mondadori, Milano, 1970. Questo volume esplora le connessioni tra la tecnologia e il potere militare, influenzando la critica alle nuove tecnologie informatiche. [back]
23) Julian Assange, Suelette Dreyfus, Underground: Tales of Hacking, Madness and Obsession on the Electronic Frontier, 1997. Considerato un testo fondamentale per comprendere le origini dell’hacktivism politico. [back]
24) Richard M. Stallman, Free Software, Free Society: Selected Essays, Free Software Foundation, 2002. Il testo delinea le basi filosofiche del movimento del software libero e dell’etica hacker. https://www.gnu.org/philosophy/fsfs/rms-essays.pdf [back]
25) https://grafton9.net/zone-digitali/deco/www4.iol.it/decoder/shake/decoder/index.htm [back]
26) https://it.wikipedia.org/wiki/Virtual; https://www.stefaniagarassini.it/virtual/; https://www.edueda.net/index.php?title=Virtual_rivista [back]
27) Antonio Caronia, Il corpo virtuale. Dal corpo dissezionato al corpo disseminato nelle reti, Franco Muzzio Editore, Padova, 1994. Antonio Caronia, Il cyborg. Saggio sull’uomo artificiale, Edizioni Theoria, Rimini, 1985. [back]
28) Cfr. Pier Luigi Capucci, Il corpo tecnologico, Baskerville, Bologna, 1994. Pier Luigi Capucci, Realtà del virtuale. Rappresentazioni tecnologiche, comunicazione, arte, CLUEB, Bologna, 1993. [back]
29) Pier Luigi Capucci, “La terza vita. Ipotesi sulla molteplicità del vivente”, Scienza & Filosofia.it, n.2, 2009. [back]
30) https://noemalab.eu/specials/netmagmagnet-alle-origini-del-net-publishing/ [back]
31) https://capucci.org/netmagazine-magnet/ [back]
32) https://neural.it/it/ [back]
33) https://www.stefanorighetti.it/pubblicazioni/la-stanza-rossa-travesversalit%C3%A0-artistiche-e-realt%C3%A0-virtuali-negli-anni-novantar [back]
34) https://it.wikipedia.org/wiki/A/traverso [back]
35) https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Rebel!_Virus_(1989) [back]
36) https://www.ecb.europa.eu/ecb/history-arts-culture/archives/delors/html/index.en.html [back]
37) https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:11992M/TXT [back]
38) https://aei.pitt.edu/1199/1/info_society_bangeman_report.pdf [back]
39) https://www.corriere.it/ [back]
40) https://ilmanifesto.it/ [back]
41) https://lespresso.it/ [back]
42) https://www.leuropeo.net/ [back]
43) https://www.unita.it/ [back]
44) https://www.repubblica.it/ [back]
45) https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Immagini_1990_Amiga_00001 [back]
46) https://www.lutherblissett.net/ [back]
47) Tatiana Bazzichelli, Networking: The Net as Artwork, Aarhus 2008. [back]
48) https://archive.org/details/Timothy_Leary_Archives_55-a [back]
49) Tommaso Tozzi is one of the leading theorists of hacktivism in Italy and a pioneer of digital art and cyberpunk. In the 1980s, he founded Strano Network, one of the first Italian telematic networks of an artistic and cultural nature. Tozzi is also one of the promoters of the Hackmeetings, annual events where hackers and activists meet to share projects and ideas. As a lecturer at the Accademia di Belle Arti in Florence, Tozzi has combined theoretical research with artistic practice, exploring the links between technology, art and politics. His career is studded with collaborations with artists, activists and researchers in Italy and abroad, always with the aim of promoting a participatory and collective art, in opposition to the logic of market and control. Other projects are: Bbs Hacker Art, in 1990 (later to become a website in 2000) and the “open” magazine called Metanetwork, which is contained therein and which he has been producing since 1992 with Nazario Renzoni. Later, Tozzi participated collectively with the group Strano Network and Bbs Virtual Town TV (1994) and the group’s own website. In 1997, Tommaso Tozzi realised an encyclopaedia, which in intentions, anticipates the idea of Wikipedia, as it envisages his entries to be written collectively through Bbs, to then be poured onto the web and onto floppy disks. Tommaso Tozzi also created the Hacker Art Archive (2002) and the wiki platform encyclopaedia project WikiARTpedia (2004), which since 2012 has changed its name to Edueda (www.edueda.net ). https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Tommaso_Tozzi; https://www.hackerart.org/han/han000.htm; https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Wikiartpedia_(2004). [back]
50) https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Le_radici_dell_Hacktivism_in_Italia_1969-1989_(2019). https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Le_radici_dell_Hacktivism_in_Italia_1990-1996_(2023). [back]
51) Mario Tronti, Operai e capitale, Derive Approdi, Roma, 2013. [back]
52) Toni Negri, Inventare il comune, Derive Approdi, Roma, 2012. [back]
53) https://archivioautonomia.it/fondo-deriveapprodi/la-rivista-luogo-comune/; https://www.machina-deriveapprodi.com/post/la-rivista-luogo-comune [back]
54) https://www.machina-deriveapprodi.com/ [back]
55) For him, singularity represents the defence of the dignity and uniqueness of the individual against the forces of capital that seek to exploit and manipulate information, while civil disobedience becomes a form of active resistance that uses technology as a tool to subvert the dominant order. These concepts, reworked in the light of hacktivist practices, are part of a broader reflection on the need to create a new technological and social paradigm based on cooperation, sharing and solidarity, in opposition to the logic of profit and control. [back]
56) https://archive.org/details/ngv_sa_it_19911215_campagna_antinato_1991_coord_antinucleare_antimperialista [back]
57) https://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_Zapatista_di_Liberazione_Nazionale [back]
58) https://www.edueda.net/index.php?title=ECN_e_Isole_nella_Rete. Tommaso Tozzi, Arturo Di Corinto, Hacktivism. La libertà nelle maglie della rete, Manifesto Libri editore, Roma, 2002. [back]
59) BBSs (Bulletin Board Systems) are online communication systems that allowed users to connect via modem to exchange messages, files and participate in discussions. Introduced in the 1980s and 1990s, they were one of the earliest forms of social networking and online communities. BBSs functioned as a kind of forum: users could post messages, read others’ messages, participate in discussions on various topics and download or upload files. Each BBS was managed by an administrator and could have specific topics or areas of interest. With the advent of the Internet and modern social media, BBSs lost popularity, but played a key role in the development of online communication and virtual communities. Some aspects of BBSs can be found in modern forums and platforms. https://bbsdocumentary.com/ [back]
60) Pierre Levy, L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia Del Cyberspazio, Feltrinelli, Milano, 2002. [back]
61) https://www.hackerart.org/storia.htm [back]
62) https://it.wikipedia.org/wiki/Italian_Crackdown#:~:text=Con%20il%20nome%20di%20Italian,board%20system%20in%20tutta%20Italia. [back]
63) https://www.ccc.de/en/ [back]
64) https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Netstrike_(1995) [back]
65) https://wikileaks.org/ [back]
66) Franco Berardi Bifo, Mutazione e cyberpunk. Immaginazione e tecnologia, Rogas, Roma, 2019. Cfr. Raffaele Scelsi, Cyberpunk. Antologia di testi politici e letterari, Shake Edizioni, Milano, 2007. A collection of essays fundamental to understanding cyberpunk thought and its influence on the culture of hacktivism. https://ia802808.us.archive.org/30/items/cyberpunk-antologia-di-testi-politici/cyberpunk-antologia-di-testi-politici.pdf. Cfr. William Gibson, Cyberpunk. Antologia assoluta, Milano, 2021. [back]
67) Bruce Sterling, The Hacker Crackdown: Law and Disorder on the Electronic Frontier, Viking, New York, 1992. [back]
68) Raniero Panzieri, L’uso capitalistico delle macchine nel neocapitalismo, September-October 1961. An essential text for understanding the criticism of emerging information technologies and their impact on the capitalist economy. [back]
69) Franco Carlini, Il grande tecnosonno, 11 July 1984. A key article analysing the impact of new technologies on society. [back]
70) Andrew Wilson, The Bomb and the Computer, 1968. This volume explores the connections between technology and military power, influencing criticism of new information technologies. [back]
71) Julian Assange, Suelette Dreyfus, Underground: Tales of Hacking, Madness and Obsession on the Electronic Frontier, 1997. A fundamental text for understanding the origins of political hacktivism. [back]
72) Richard M. Stallman, Free Software, Free Society: Selected Essays, Free Software Foundation, 2002. The text outlines the philosophical foundations of the free software movement and hacker ethics. https://www.gnu.org/philosophy/fsfs/rms-essays.pdf [back]
73) https://grafton9.net/zone-digitali/deco/www4.iol.it/decoder/shake/decoder/index.htm [back]
74) https://it.wikipedia.org/wiki/Virtual; https://www.stefaniagarassini.it/virtual/; https://www.edueda.net/index.php?title=Virtual_rivista [back]
75) Antonio Caronia, Il corpo virtuale. Dal corpo dissezionato al corpo disseminato nelle reti, Franco Muzzio Editore, Padova, 1994. Antonio Caronia, Il cyborg. Saggio sull’uomo artificiale, Edizioni Theoria, Rimini, 1985. [back]
76) Cfr. Pier Luigi Capucci, Il corpo tecnologico, Baskerville, Bologna, 1994. Cfr. Realtà del virtuale. Rappresentazioni tecnologiche, comunicazione, arte, CLUEB, Bologna, 1993. [back]
77) Pier Luigi Capucci, “La terza vita. Ipotesi sulla molteplicità del vivente”, Scienza & Filosofia.it, n.2, 2009. [back]
78) https://noemalab.eu/specials/netmagmagnet-alle-origini-del-net-publishing/ [back]
79) https://capucci.org/netmagazine-magnet/ [back]
80) https://neural.it/it/ [back]
81) https://it.wikipedia.org/wiki/A/traverso [back]
82) https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Rebel!_Virus_(1989) [back]
83) https://www.ecb.europa.eu/ecb/history-arts-culture/archives/delors/html/index.en.html [back]
84) https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:11992M/TXT [back]
85) https://aei.pitt.edu/1199/1/info_society_bangeman_report.pdf [back]
86) https://www.corriere.it/ [back]
87) https://ilmanifesto.it/ [back]
88) https://lespresso.it/ [back]
89) https://www.leuropeo.net/ [back]
90) https://www.unita.it/ [back]
91) https://www.repubblica.it/ [back]
92) https://www.tommasotozzi.it/index.php?title=Immagini_1990_Amiga_00001 [back]
93) https://www.lutherblissett.net/ [back]
94) Tatiana Bazzichelli, Networking: The Net as Artwork, Aarhus 2008. [back]
95) https://archive.org/details/Timothy_Leary_Archives_55-a [back]

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