Mobile TV: analisi di un fenomeno mai esploso

"La Mobile Tv? E' come fare sesso all’aria aperta, un'idea eccitante ma non sempre praticabile". C’è una fredda e rammaricante sincerità dietro la dichiarazione di Dick Ernery, amministratore delegato del network televisivo Uk-tv. Sintomo di un’insoddisfazione generale, per un fenomeno mai esploso.

From: Davide Sassarini

“La Mobile Tv? E’ come fare sesso all’aria aperta, un’ idea eccitante ma non sempre praticabile”1. C’è una fredda e rammaricante sincerità dietro la dichiarazione di Dick Ernery, amministratore delegato del network televisivo Uk-tv.
Sintomo di un’insoddisfazione generale, per un fenomeno mai esploso.
Doveva rappresentare la maggiore “killer application” dell’Umts e più in generale della banda larga mobile, al momento l’unica vittima è stato il portafogli di quei coraggiosi utenti che hanno deciso di provarla.

Non è stato sufficiente nemmeno “spalmarci” dentro la più grande passione degli italiani, il calcio, per riuscire a farla decollare.
Figlia dell’antiestetico e ormai troppo “retrò” tubo catodico, nonchè degli ultimi ritrovati della tecnologia digitale, la televisione in mobilità, quella per intenderci che possiamo guardare nello schermo del nostro telefonino, proprio non ci piace.
Diciamolo sinceramente, la maggior parte degli utenti italiani continua a utilizzare il proprio cellulare per fare la cosa per cui sono stati creati cioè telefonare, mandare sms, al massimo per confezionare qualche simpatico mms da inviare in particolari ricorrenze.
Eppure nel nostro paese i cellulari di ultima generazione, quelli cioè che ci permetterebero di fare tutto o quasi, hanno un enorme indice di diffusione. L’utente medio, però, non ne usa le funzionalità avanzate ma continua a ricorrere a quelle tradizionali. In parole povere è più che altro la moda che ci ha spinto ad acquistare tali dispositivi non una reale esigenza o interesse.

I problemi di questo “gap” apparentemente insormontabile sono da imputare principalmente a due fattori: inanzitutto la copertura. I principali gestori italiani offrono già da alcuni mesi (in realtà con enormi ritardi sulla tabella di marcia prefissata) una copertura Umts, ma al momento questa raggiunge soltanto i maggiori centri abitati e molto spesso è sufficiente entrare in un edificio o in una zona periferica per vedere scemare il segnale fino alla sua completa sparizione. A questo si aggiunge un altro fattore: il costo. Il servizio presenta dei costi che al momento non sono accessibili a tutti o meglio non tutti sono disposti a pagare una tale cifra per un servizio che non ritengono sufficientemente utile, meritevole.

Ed ecco che qui entriamo in quella che, a mio avviso, è l’unica vera barriera che ha finora impedito un reale succcesso della tv in mobilità. Non esiste ancora una predisposizione mentale degli utenti italiani, e non solo, verso questo tipo di servizio.
Siamo disposti a pagare anche 10 mila euro un televisore al plasma su cui vedere i nostri film preferiti, ma non una manciata di euro per vedere lo stesso film sullo schermo del nostro cellulare. Anzi, qualcuno poco tempo fa aveva gridato allo scandalo di fronte a questa possibilità.

Senza interrogarci sulla moralità della cosa, guardare un film sul telefonino vuole essere un semplice modo, per esempio, di passare il tempo che si impiega per andare da casa al lavoro e viceversa, oppure mentre si sta aspettando qualcuno. E’ in base a questo criterio che è nata la possibilità di usufruire di contenuti in mobilità. Non vuole porsi come l’esperienza totalizzante della nostra percezione, solo un modo, banalmente detto, di riempire quei buchi di tempo della nosta vita quotidiana, creando utili, nel frattempo, per la società che offre il servizio. Insomma una forma di investimento. Sembra, però, che al momento questo investimento non solo non stia fruttando le cifre sperate, ma rischia di portare al fallimento l’unica società in Italia che ha creduto pienamente in esso.

  1. Da http://www.altratv.tv/html/articoli/mobile_tv.htm []

Oltre atomi e corpi: una post-riflessione su AE 2016 / Beyond atoms and bodies: a post-reflection on AE 2016


Dialogismi e biopoetiche / Dialogisms and biopoetics


Contemplating Greenness


Emergence of Creative Machines


Berg emotional soundscapes


The Art of Emotional Intelligence


Media fingerprints in the representation


La Cura Summer school


Regulation and Social Media: Speed Bumps or the Code 2.0


Beyond the map: an experiment in affective geographies


Note sulla Survey dei 15 anni di attività di Noema / Note on Noema’s 15th Anniversary Survey


Survey per i 15 anni di attività di Noema / Survey on Noema 15 years of activity


Noema, un’analisi su 15 anni di innovazione / an analysis on 15 years of innovation


L’età dell’ansia. Egloga post-digitale / The Age of Anxiety: a Post-digital Eclogue


Refounding Legitimacy Toward Aethogenesis


Staging Aliveness, Challenging Anthropocentrism: Subverting an Art Historical Paradigm


A Different Theory of Mediation for Technospaces


The Tesseract: between mediated consciousness and embodiment