Transmediale15: a reflection about algorithmic life

[ITA] Si è conclusa la ventisettesima edizione di transmediale15, nell'incontro tra cultura ed età post-digitale. Una riflessione sul tema "del futuro del lavoro e della vita algoritmica".
[ENG] The twenty-seven edition of transmediale15 took place into the cutting edge of culture in the post-digital age. A reflection on "the future of algorithmic work and life".

From: Giorgio Cipolletta

Italiano [English below]

 

CAPTURE ALL. Transmediale15

CAPTURE ALL. Transmediale 15

Si è conclusa la ventisettesima edizione della transmediale15 (CAPTURE ALL) che ha avuto luogo a Berlino dal 28 gennaio al 1 febbraio 2015. Quest’anno i media arts festival tornano all’Haus der Kulturen der Welt con l’esplorazione annuale sulla cultura digitale nell’era del postdigitale. Il festival transmediale15 è stato curato da Daphne Dragona e Robert Sakrowski, riflettendo sul tema “del futuro del lavoro e della vita algoritmica”. Il termine CAPTURE ALL racchiude nel contenitore del contemporaneo tutti in nostri dati misurati, quantificati e tracciati. Nel programma del festival articolato in mostre, workshop, proiezioni, spettacoli e conferenze si è esaminato in modo critico (forse non troppo) l’era della sorveglianza digitale e il desiderio di catturare tutti i flussi di comunicazione e informazioni e le multiple interazioni sociali. Il presente è un luogo oscuro dove gli algoritmi prevedono il futuro, mentre gli infiniti dati che generiamo sulla ricerca di auto-miglioramento è rivolta contro di noi e addirittura utilizzati per manipolarci e profilarci. Come possiamo mediare tale spazio, come individui e come società? Durante la Transmediale si sono esplorate le opportunità, i pericoli provenienti dalla grande disponibilità di dati onnipresenti e provenienti dalle nostre vite, dalle relazioni e dagli ecosistemi.

Le parole Work (Lavoro), Play (Gioco), Life (Vita) ruotano tutti intorno alla quantificazione delle nostre attività quotidiane, l’acquisizione dei dati di massa, la diffusione di algoritmi e la codificazione in informazione che riguardano sia persone che l’intero pianeta, oltre ai sistemi di potere che di controllo coinvolti in questo processo. La transmediale15 rivolge la sua attenzione verso un significato profondo di misurazione e procedure di automazione, e su come agire con autonomia all’interno di una cultura del digitale. Viviamo dentro una società ed economie definite da una spinta competitiva globale per una costante “risoluzione algoritmica”. Il concetto di “sé” è diventato anche il concetto dell’individuo contemporaneo che si mescola tra soggettività e flussi di dati catturati e tracciati. Nella logica di CAPTURE ALL, la vita è sempre più governata da un incessante controllo predittivo. In questo scenario i processi di gamification, quantificazione, networking sono onnipresenti e gestiti dal controllo algoritmico nelle sfere della vita quotidiana. CAPTURE ALL diviene l’assioma della videocamera onnipresente che da un lato rende continuamente visibili le cose nuove che altrimenti rimarrebbero nascoste all’occhio, e dall’altro lato rimane indifesa di fronte all’astrazione crescente. Nella nuova era degli algoritmi, l’immagine in movimento rischia di essere ridotta a una mera illustrazione dell’intangibile.

Internet machine. Timo Arnall

Internet machine. Timo Arnall

Siamo tutti tracciati. In questa intima invasione di traffici di dati, informazioni e configurazioni e funzioni, si tende verso una certa fissazione delle attività umane e una sovrabbondanza di qualsiasi informazione che serve per essere e prevedere ciò che è umano. Tuttavia, quando ci si confronta con l’assemblaggio dei dati ricavati dal range di movimento quotidiano, ciò che colpisce è la disintegrazione della personalità nell’accumulo anonimo di informazioni e dati.

Le registrazioni di Internet, i suoi aspetti spaziali, architettonici, i materiali dei data center, oltre alle infrastrutture che memorizzano milioni di dati, nonché le interazioni, applicazioni e servizi, Timo Arnall lo rappresenta con il suo filmato Internet Machine. Non mancano i lavori di riflessione, come la solidificazione biometrica delle caratteristiche facciali di Zach Blas nell’opera Face Cages: una doppia faccia di Giano, in cui l’identità si riassume in una lotta tra il bene o il male. In altre parole, Face Cages è una drammatizzazione della violenza astratta del diagramma biometrico.

Face Cages. Zach Blas

Face Cages. Zach Blas

Ogni lavoro in Transmediale15 racconta politicamente la relativa posizione del singolo in relazione al più ampio stato di esistenza registrato e catalogato. Anche Erica Scourti, con il video Body Scan confronta le immagini del suo corpo con quelli di un algoritmo di ricerca di Google, in una performance di poesia techno-beat, dove vediamo la proiezione del suo schermo dell’iPhone rivelato dai partecipanti durante il festival utilizzando Twitter per diventare followers e reagire alla sua performance. Mentre con LaTurbo Avedon l’opera d’arte diviene uno spazio costruito su file inviati dagli utenti per la sua rete sociale Commons, dove si prendono i file video degli utenti nei propri ambienti personali, trasformandoli in forme poligonali 3D e informazioni.

Jennifer Lyn Morone invece trasforma se stessa in una società Jennifer Lyn Morone ™, Inc. come una sorta di ibrido aziendale-umano, la quale cerca di trovare il suo valore nell’economia dei data-driven. Morone spiega in un video la sua incorporazione biologica, e lo dimostra attraverso dei documenti dello Stato del Delaware. L’artista precisa, inoltre, i termini e le condizioni del suo mercato dei dati personali con un contratto cartaceo. I visitatori sono in grado di usare un applicazione su iPad per l’acquisto dei dati personali. L’esempio di Morone è quello di mostrare e fare una chiara distinzione che troviamo nelle vite reali in rapporto con le informazioni e i dati on line e offline. Jennifer Lyn Morone, non è solo una persona quindi, ma anche una società per azioni: Jennifer Lyn Morone™ Inc. Ciò sta a significare che invece di avere una compagnia della Silicon Valley che controlla e vende le sue informazioni, le è permesso di vendere i suoi stessi dati, incluse le immagini i video e tutte le informazioni. Per ora, gli utenti possono consultare i dati gratuitamente, ma in futuro Jennifer tratterrà le informazioni finché qualcuno non le acquisterà in un negozio che è al momento in costruzione.

Jennifer Lyn Morone ™.Jennifer Lyn Morone

Jennifer Lyn Morone ™. Jennifer Lyn Morone

Molto interessante è stato anche il progetto di ricerca di Heather Dewey-Hagborg, Invisibile (il futuro della genetica privata), dove l’artista americana crea un prodotto chimico per rimuovere e offuscare i resti di DNA contro la sorveglianza biologica. La Dewey-Hagborg suggerisce che lo stato di invisibilità può essere raggiunto attraverso una cancellazione (biologica) delle tracce. Heather Dewey-Hagborg inoltre raccoglie peli che trova in luoghi casuali pubblici – bagni, biblioteche, e sedili della metropolitana e crea volti attraverso la stampa 3D e ragiona sulle possibilità di controllo (Stranger Visions). Numerosi altri nomi hanno contribuito a riflettere sullo scenario della quantificazione e dellle politiche capitalistiche del controllo come McKenzie Wark, William Binney, Sarah Harrison, Metahaven, Evgeny Morozov, Benjamin Bratton e Tiziana Terranova.

Invisibile. Heather Dewey-Hagborg,

Invisibile. Heather Dewey-Hagborg,

Oriana Persico e Salvatore Iaconesi (Art is open source – AOS) invece hanno realizzato un oracolo mistico dei Big Data, Stakhanov: “una nuova religione”. Chi entra nella mostra incontra la onnisciente voce robotica di Stakhanov che legge le previsioni future basate su modelli di social media, restituendo i risultati delle relazioni sociali su delle risme di carta di una vecchia stampante. La riflessione di AOS evidenzia il ruolo che noi abbiamo, come esseri umani e come membri della società in relazione ai dati, le informazioni e gli algoritmi. Stakhanov in altre parole raccoglie costantemente sui social network informazioni e dati, calcolando collegamenti, ipotesi, correlazioni, per per predire il futuro. Stakhanov si traduce come un gioco di parole tra Alexey Stakhanov, il famoso minatore russo che ha infranto tutti i record di produzione, e gli Stacks, un termine descritto da Bruce Sterling per indicare una serie di ecosistemi chiusi di proprietà delle grandi aziende, come ad esempio Fecebook, Google, Amazon o Apple. Secondo AOS, gli esseri umani vivono in Socialis Continuus, in cui siamo noi stessi, con le nostre identità, relazioni ed emozioni. Iaconesi e Persico ci invitano a ragionare su come siamo influenzati dagli Stacks, e come le grandi aziende controllano i nostri dati e ci profilano. Gli Stacks in altre parole usano le nostre azioni per capire chi siamo e creano dei profili che ci rappresentano e ri-definiscono l’immagine del mondo con le loro interfacce che condizionano comportamenti e costruzioni identitarie nella rete (Imago, l’immagine che il navigatore dà e ha di sé). A loro volta gli algoritmi elaborano i nostri profili e le loro relazioni per creare altre informazioni su di noi e una descrizione della realtà (Res algoritmica).

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Stakhanov: una nuova religione. Oriana Persico e Salvatore Iaconesi

Stakhanov afferra tutto questo e ricerca, tracciando modelli e architetture relazionali all’interno delle relazioni digitali per fare previsioni che ci possono influenzare. Nella nostra vita quotidiana siamo noi stessi (Hacceitas), con le nostre relazioni, identità, emozioni, azioni, pensieri, ma proprio in questa transizione verso le nostre vite digitali, alcune di queste informazioni si trasformano: diventiamo Animago, una rappresentazione di noi stessi nel dominio del digitale (Artifex). Pertanto gli artisti, creano la rappresentazione della vita e Stakhanov cattura l’Imago di persone, e le ricerche profilate nel digitale, attraverso il tempo, i luoghi, le emozioni e le attività. Quando si trovano dei modelli, si organizza una Forma per poi creare delle profezie (prophetia). Il nostro Imago è rappresentato nel Cloud (Caelum Internum). Il lavoro di Salvatore e Oriana ci restituisce una riflessione critica sulle tecnologie e sulle relazioni che noi abbiamo costantemente con esse, restituendoci una diversa metodologia di approccio verso l’ubiquitous commons che si posiziona come mediatore sociale neutrale. In altre parole ubiquitous commons propone un protocollo in grado di abilitare, a livello sociale, l’emergere di quegli ambienti ad alta qualità relazionale, necessari affinché tutti possano realmente beneficiare delle innovazioni che si stanno concretizzando nel nostro presente.

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Stakhanov: una nuova religione. Oriana Persico e Salvatore Iaconesi

Già Michel Foucault nel suo libro del 1975 Sorvegliare e punire ci invita a ragionare sul tema della sorveglianza. Foucault ha dimostrato come quel modo di disciplina ha seguito fedelmente la logica pre-moderna di controllare il corpo di un soggetto. Oggi, dobbiamo semplicemente un metodo più sofisticato di disciplina – controllare la mente di un soggetto. Dai corpi alle menti in modo ubiquo. Mentre l’idea di Foucault poteva essere radicale nel 1970, oggi sembra piuttosto sorpassata, dato il livello di sorveglianza nell’era dei Big Data e del Cloud. Proprio la quantità di dati cambiano la nostra vita algoritmica. Le scienze umane e sociali devono affrontare qundi le minacce e le opportunità di innovazione.

Transmediale15 nonostante tutto, rimane in superficie, sembra più rivolgersi a presentazioni e workshop, che concentrarsi sul palcoscenico delle performance e delle installazioni. Se ogni distopia non è una visione del futuro, ma una satira del presente, è proprio questa prossimità a incutere il tremendo senso di angoscia per i fanatici della gamification e del movimento del Quantified Self, o per i tanti che in un modo o nell’altro comprano l’idea, riduzionista, che misurarci e darci i numeri – per così dire – renda migliori. I software di riconoscimento vocale e facciale aumentano, i tessuti sintetici pure. Capiremmo forse, solo allora, che una persona non si può ridurre alla somma dei dati che la riguardano?1)

Tutti i processi del digitale collassano in un cortocircuito magmatico dove l’eccesso dei dati si dissolve fin dentro una nuvola offuscata e l’intima solitudine esplode in una moltitudine connessa. Tutto è fuori, tutto è misurato verso una una metrica s-misurata che gestisce corpi ubiqui, comportamenti, azioni, relazioni fino a sciogliersi dentro al mare magnum dei profili, dove si tracciano storie, previsioni e visioni per una sequenza infinita di vite plurali che a volte non riusciamo più nemmeno a contenere, ma solo quantificare, perdendone la qualità. Continuiamo a contare, oltre lo specchio nero, perdendo (forse) il senso dell’umano per una visione post-umana senza controllo …“Siamo sorvegliati”.

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Opening Transmediale 15

 

 

[English]

 

 

CAPTURE ALL. Transmediale 15

CAPTURE ALL. Transmediale 15

The twenty-seven edition of the transmediale15 (Capture All2) ) took place in Berlin from 28th January to 1st February 2015. This year the media arts festivals returned to Haus der Kulturen der Welt with its annual exploration into the cutting edge of digital culture in the post-digital age. The festival’s title and organisation by Daphne Dragona and Robert Sakrowski, showcased reflections on “the future of algorithmic work and life”. The expression CAPTURE ALL refers to the contemporary predilection for collecting and quantifying every aspect of our lives. The exhibitions, workshops, screenings, performances and conference programme critically (maybe not enough) examine the idea that, this era of digital surveillance and the desire to capture all communication flows, is representative of a widespread trend to mine value of the entire, vast range of social interactions. The present time is a dark place, where algorithms predict the future, and the data we generate on the quest for self-improvement is turned against us and used to manipulate us. How do we mediate such a space, as individuals and as a society?

Commons by LaTurbo Avedon

Commons by LaTurbo Avedon

 

During the Transmediale15, opportunities and dangers were explored from the wide availability of ubiquitous data coming from our lives, relations, bodies and activities, and it suggested ways in which we can turn this scenario to our advantage, as individuals and as a society. Separated into the thematic tracks of Work, Play, and Life, the events revolved around the quantification of everyday activities, mass data acquisition, algorithmic sorting of information about people and the planet, and the systems of power and control implicit in all of those processes. The transmediale15’s focus is oriented to make sense of a culture dependent on measurement and automation procedures, and how to act with autonomy within such a culture. We are living in societies and economies defined by a global competitive drive for a constant algorithmic resolution. The concept of “self” has also become the concept of the contemporary blending between subjectivity and data streams captured and tracked.

CAPTURE ALL. Transmediale 15

CAPTURE ALL. Transmediale 15

In CAPTURE ALL’s focus, the life is increasingly governed by an incessant predictive control. In this scenario the processes of gamification, quantification and networking are ubiquitous and managed by the algorithmic control in the spheres of daily life.

CAPTURE ALL becomes the axiom of the ubiquitous camera that, on one side, constantly makes visible the new things that would otherwise remain hidden to the eye, and on the other side remains defenceless against increasing abstraction. In the new era of the algorithms, the moving image is likely to be reduced to a mere illustration of the intangible.

We are all tracked. In this intimate invasion of traffic data, information, configurations and functions, there is a tendency towards a certain fixation of human activities and an overabundance of any information you need to be and predict what is human. However, when confronted with the assembly of data from the daily range of motion, what is striking is the disintegration of the personality in the accumulation of anonymous information and data.

Stakhanov is a Big Data God

Stakhanov: is a Big Data God. Oriana Persico e Salvatore iaconesi

The recordings of the Internet, its spatial aspects, architectural, materials data center, in addition to infrastructure that store millions of data, as well as interactions, applications and services, Timo Arnall represents with his multi-screen film Internet Machine.
Works of reflection are not lacking, as the biometric solidification of facial features Zach Blas with the work Face Cages: a Janus’s double face, in which the identity is summed up in a fight between good and evil, better or worse. In other words, Face Cages is a dramatization of the abstract violence of the biometric diagram.

Expectedly, each work in the Transmediale15’s exhibition approaches the festival’s theme in its own manner, yet the overall impression forms a political question concerning the stance of the individual in relation to the larger state of recorded and catalogued existence. Even Erica Scourti, with the video Body Scan compares images of her own body with those of a Google search algorithm. While with LaTurbo Avedon’s work of art becomes a space built on file submitted by users for its social network Commons, where it captures video files of users of personal environments and transforms them into polygonal shapes and 3D information.

Jennifer Lyn Morone ™ Inc. .Jennifer Lyn Morone

Jennifer Lyn Morone ™ Inc. Jennifer Lyn Morone

Jennifer Lyn Morone instead transformed herself into a company Jennifer Lyn Morone ™, Inc., as a sort of corporate-human hybrid, which tries to find its value in the economy of the data-driven. At the exhibition transmedia, Morone explains its biological incorporation in a video, and it shows through the documents of the State of Delaware. The artist also spells out the terms and conditions of its market of personal data with a paper contract. Visitors are able to use an application on iPad for the purchase of personal data. The example of Morone is to show and to make a clear distinction that we find in the real lives in relation to the information and data online and offline. Jennifer Lyn Morone, not just one person then, but also a limited company: Jennifer Lyn Morone ™ Inc. This means that instead of having a company in Silicon Valley that controls and sells its information, it is permitted to sell its own data, including images and videos all the information. For now, users can search the data for free, but in the future Jennifer withhold information until someone will buy in a store that is currently under construction.

Very interesting was also the research project of Heather Dewey-Hagborg, Invisible (the future of genetics private), where the American artist creates a chemical to remove tarnish and the remains of DNA against the biological screening. The Dewey-Hagborg suggests that the state of invisibility can be achieved through a cancellation of (biological) tracks. Heather Dewey-Hagborg also collects hair that is found publicly in random places – bathrooms, libraries, and subway seats and creates faces through 3D printing and thinks about the possibilities of control (Stranger Visions).

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Conference: Becoming Fog. Practices of obfuscation for the datafying world (Heather Dewey-Hagborg)

Several other names have helped to reflect on the scenario of quantification and capitalist policies of control as McKenzie Wark, William Binney, Sarah Harrison, Metahaven, Evgeny Morozov, Benjamin Bratton and Tiziana Terranova.

Oriana Persico and Salvatore Iaconesi contributed to one of their parodies: Stakhanov. This mystic oracle, busily spying on Transmediale guests by combing through their social media profiles, spat out some rather typical prophecies of doom through an old fashioned line printer. The twilight struggle among our planet’s many booming cyber war spy agencies was recast as a contemporary multiplayer computer game. Stakhanov is a “Big Data God,” according to its creators Oriana Persico and Salvatore Iaconesi (Art is Open Source – AOS). As the artistic collaborators say, Stakhanov is the “expression of our new global data-religion”, harvesting data from the world’s social networks. Those who enter the exhibition meets omniscient robotic voice of Stakhanov who reads the future predictions and assumptions based on models of social media, which returns the results of social relationships on reams of paper of an old printer. It is a reflection on the role that we, as human beings and as members of society, we are attributing to the data, information and algorithms. Stakhanov acquires public information by millions of people on social networks, and research, using positions, emotions, topics of interests and relationships. Stakhanov constantly collects information on social networks and data, calculating connections, hypothesis, correlations for predicting the future. Stakhanov translates as a play on words between Alexey Stakhanov, the famous Russian miner who has broken all records of production, and Stacks, a term described by Bruce Sterling to indicate series of closed ecosystems owned by large companies, such Facebook, Google, Amazon or Apple. According to AOS, humans live in Socialis Continuus, we ourselves, with our identities, relationships and emotions. Iaconesi and Persico tell us as we are influenced by Stacks, and how big companies control our data and we loom. The Stacks use our actions to understand who we are and create profiles that represent us, and re-define the image of the world with their interfaces that influence behavior and identity constructions in the network (Imago, the image that gives the navigator and has of itself). In turn, the algorithms process our profiles and their relationships to create more information about us and a description of reality (Res algorithmic). Stakhanov grabs all this and search and track models and relational architectures within the digital relationships to make predictions that we can influence. In our daily life we ourselves (Hacceitas), with our relationships, identities, emotions, actions, thoughts, but just in this transition to our digital lives, some of this information are transformed: we become Animago, a representation of ourselves in the digital domain (Artifex). Therefore, the artists create a representation of life and Stakhanov captures the Imago of people, and the research profiled in digital, through time, places, emotions and activities. When we have the earrings, you assemble a form and then create the prophecies (prophetia). Our Imago is represented in the Cloud (Caelum Internum). AOS’s installations gives us a critical reflection on the technologies and relationships that we have with them constantly giving us a different method of approach to the ubiquitous commons that is positioned as a social mediator neutral. In other words, ubiquitous commons is a protocol that can enable, at the level social, the emergence of high-quality relational environments needed so that everyone can really benefit from the innovations that are materializing in our present.

Already Michel Foucault in his 1975 book Discipline and Punish invites us to think about the subject of surveillance. Foucault has shown that way of discipline has faithfully followed the pre-modern logic to control the body of a subject. Today, we simply have a more sophisticated method of discipline – control the mind of a subject. From the bodies to minds in a ubiquitous way. While the idea of Foucault may seem radical in 1970, today it seems rather trivial, given the level of surveillance in the era of Big Data and Cloud. The amount of data changes the body, through our lives algorithmic. The humanities and social sciences are facing indeed threats and opportunities.

Transmediale15, nevertheless remained on the surface, seemed fostering more presentations and workshops, focusing less on the stage performances and installations. If every dystopia is not a vision of the future but a satire of present time, it is this proximity to inoculate the tremendous sense of anxiety which cannot lead any other way than towards a sense of angst for the fanatics of gamification and the movement of the Quantified Self, or for the many that in one way or another buy the idea, reductionist, that measure ourselves and give us the numbers – so to speak – make best. The voice recognition software and facial make strides, synthetics as well. Perhaps we would understand, only then, that a person cannot be reduced to the sum of related data?

All processes of digital collapse into a magmatic short-circuiting, where the excess of data break-up into a blurred cloud and intimate loneliness explodes into a multitude connected. Everything is connected, everything is measured for a metric beyond the measure that manages ubiquitous bodies, behaviors, actions, relationships and melts into the vast sea of profiles, where you draw stories, predictions and visions for an infinite sequence of plural lives that sometimes we cannot contain even more, but only quantify, losing the quality. We are still counting, beyond the black mirror, misplacing (maybe) the meaning of human for a post-human vision without control … “You are being watched”.

 

  1. ( http://www.codiceedizioni.it/rassegne/black-mirror-la-dittatura-dellistantaneo-un-estratto/ []
  2. ( http://transmediale.de/ []

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