Tapzy: a post-(human)Iconkiller?

[ITA] Presentato al pubblico ad ottobre 2012 con una mostra evento, Tapzy è un progetto di arte ibrida, che vive ormai da un anno grazie all’interazione del suo protagonista – un uomo elefante dal look clownesco – in contesti diversi contemporaneamente, on line ed off line.
[ENG] Unveiled to the public in October 2012 with an event exhibition, Tapzy is a project of hybrid art, who lives through the interaction of its protagonist – an elephant-man with a clownish look- in different contexts at the same time, online and off line.

From: Gianna Angelini

Italiano [English below]

Presentato al pubblico ad ottobre 2012 con una mostra evento, Tapzy è un progetto di arte ibrida, che vive ormai da un anno grazie all’interazione del suo protagonista – un uomo elefante dal look clownesco – in contesti diversi contemporaneamente, on line ed off line. L’idea del suo creatore, il regista Luigi Maria Perotti, è quella di mettere in discussione icone/simboli e significati socialmente condivisi attraverso la generazione di un corto circuito creato dall’incontro tra una figura antropomorfa che si muove nella realtà (Tapzy appunto), e un’applicazione per smartphone che permette alla stessa figura di vivere in altre dimensioni, per mezzo di alcuni video in cui quella stessa realtà acquista un sapore visionario e dissacratorio. Ma procediamo con ordine.

Tapzy iconoclasm

Chi è Tazpy

Nipote dell’elefante Topsy, esemplare indiano ucciso il 4 gennaio 1903 tramite elettrocuzione dietro consiglio di Thomas Alva Edison nel luna park di Coney Island – operazione filmata dallo stesso in un documentario dal titolo “Electrocuting an Elephant” – Tapzy è un essere ibrido, in parte uomo, in parte animale, che, per vendicare l’uccisione del lontano prozio, viene investito di un’ambiziosa missione: quella di svuotare di senso una realtà dal gusto ormai stantio aggredendo icone socialmente codificate (di qui l’appellativo di Icon Killer), ed avviare, conseguentemente, il processo di costruzione di una nuova enciclopedia visionaria, aperta ed accessibile a tutti. Una traduzione a metà tra il metaforico e l’allegorico, sostanzialmente, di come prendersela con la mediocrità insita in gesti gratuitamente e insensatamente vessatori a causa della febbre da dominio, smantellandone direttamente i presupposti. Ciò che permette all’uomo elefante di ergersi a trait d’union tra diverse dimensioni, è un’app, alter ego della sua figura, installabile gratuitamente su smartphone. Tale app permette a coloro che ne sono in possesso di avere accesso a dei contenuti video puntando alcuni specifici oggetti del quotidiano che li circonda (una Coca Cola, ad esempio, o una bottiglia di Absolut Vodka, ecc.). I video disponibili, girati in località diverse, autonomi e dal sapore narrativo non sempre identificabile, permettono ai loro fruitori di comprendere la missione sopra menzionata rendendoli complici di un gioco contemporaneamente ironico e ambiguo. Grazie alla manipolazione del reale offerta dalle istallazioni video, infatti, chiunque può assistere, per citare alcuni esempi, alla corruzione dell’integerrimo Batman, o all’adescamento, con conseguente spinta alla depravazione, dell’ingenua Biancaneve. Contenitore on line delle esperienze e delle avventure di Tapzy, una pagina facebook, in perenne aggiornamento (https://www.facebook.com/TapzyIconKiller).

Tapzy Begins

Cosa rappresenta Tapzy

Quando il ventre che partorisce una creatura non appartiene ad un’altra, simile, creatura, ma addirittura, ad un’architettura, il cui senso fluttuante deriva dalle azioni che in essa svolgono una moltitudine di soggetti, come uno spazio espositivo è, la nascita genera inevitabilmente curiosità e fa maturare una serie di aspettative. Tapzy ha visto la luce in seguito ad un evento collettivo, il Tapzy Begins, votato esteticamente all’eccesso, in cui gli utenti sono stati chiamati ad interagire con un mondo senza essere stati preparati in nessun modo al suo immaginario. Essere parte di un processo di creazione, rende complici; essere complici rende inevitabilmente desiderosi di sapere. Perché un uomo elefante? Cosa rappresenta? Ma soprattutto: che senso ha la sua missione e dove vuole condurci? Due ambiti di riflessione per capire.

La prospettiva teriomorfa

Se da un lato è vero che spostare il baricentro esistenziale oltre la prospettiva antropocentrata, è sempre stata la via maestra del cammino dell’uomo in ogni ambito, non solo artistico, cosa che ha prodotto negli ultimi vent’anni il sorgere di missaggi uomo-macchina-animale di portata mai sperimentata prima, dall’altro è innegabile che questo viraggio postumanistico di fine secolo, dalle evidenze ormai in ogni dove tangibili, ci insegna che l’ibrido, il mutante, il difforme, il meticcio, non contrastano affatto con i predicati umani, bensì, mettendoli in discussione, li ri-affermano. Donna Haraway nel suo Manifesto Cyborg afferma con forza che è “proprio sul confine che l’umanità si rivela”. Oggi l’animalità da cifra regressiva, conservativamente intesa, assume per molti visionari il ruolo di fonte di ispirazione, “porto franco dove immaginare nuovi profili esistenziali”, dal carattere transitorio (profeti di questo cambiamento, come afferma Marchesini nel suo Post-human, sono già W.Burroughs e Philip Dick in ambito letterario). In questo senso la provocazione di Tapzy si inserisce perfettamente nel panorama artistico contemporaneo e contaminato dal virus postumano, in cui “l’artista da creatore-eiaculatore di morfo-funzioni (diventa) palcoscenico abitato dal non umano”. Solo, il gioco si fa più spinto.

Tapzy iPhone app

L’universo simbolico

Ernesto De Martino lo affermava già a metà del secolo scorso: per superare i limiti storici di una società divenuta angusta e paralizzante e aprire alla possibilità di nuovi orizzonti morali e sociali, l’unica soluzione è impegnarsi, nel pensiero e nelle azioni, nella costruzione di intuizioni simboliche creative che sfocino in nuovi simboli: vivi (come li definisce Jung), aperti e pregnanti. E’ ciò che egli chiama ethos del trascendimento, giustificato dalla necessità specificamente umana di vivere il movimento della vita sotto il segno di un senso valorizzante. Le intuizioni simboliche creative, destabilizzando la cristallizzazione dei valori del simbolo codificato, condiviso dal gruppo e divenuto per esso naturale, innescano un meccanismo che porta l’individuo a interrogarsi sulla propria identità e sul proprio modo di vivere e vedere il mondo. Per questo sono il perno del cambiamento radicale della comunità, del suo basamento: fatali e rischiose insieme, necessarie e temute contemporaneamente. Eppure, se è vero che esse, così intese, innescano un processo nuovo, di trasformazione, in realtà, perché esse stesse sono portatrici di valori stabili, in realtà non generano che una sostituzione: dal vecchio ordine al nuovo, dall’obsoleto al rinnovato, dopo una temporanea fase di crisi (letteralmente intesa). La comunità è aggregata attorno a dei valori incarnati da icone identificate ed identificabili, segue una disgregazione per mezzo di nuove intuizioni simboliche, di qui una crisi momentanea e una successiva nuova aggregazione attorno a dei valori incarnati nelle nuove icone identificate ed identificabili. Tapzy sembra volerci dire che la vera intuizione creativa può essere quella di disgregare il simbolico senza fissare nuovi punti di riferimento, sia ideata, cioè, per offrire a tutti la possibilità di ricolmare quelli esistenti di significati rinnovati, non necessariamente condivisibili, ma semplicemente da condividere. Per vedere semplicemente cosa accade. E come di conseguenza si declina il possibile.

Le icone scelte da Tapzy per una loro de- e successiva ri- semantizzazione, a ben vedere, appartengono al mondo dell’ovvio, che come tale quantomeno si è cristallizzato, e ne palesano la crisi. Il mondo dell’ovvio, degli oggetti domestici ed il posto che l’uomo occupa al suo interno, si sa, non è statico. Deve essere periodicamente ritrovato e ricostruito, per essere condiviso e rappresentare il terreno comune di confronto sociale. Quando accade un distaccamento dalla rete di relazioni appaesate che li sostiene nel loro significato ovvio e che conferisce loro il calore segreto per cui possono mantenersi nello sfondo, gli oggetti si irrigidiscono, si «mineralizzano», oppure si afflosciano e sprofondano nel nulla. Il mondo degli oggetti, allora, ridiventa se stesso: un mondo estraneo all’uomo, che all’uomo sfugge e che l’uomo rende dubbioso. Gli scenari mascherati dall’abitudine diventano quel che sono e si allontanano da noi. Lasciandoci soli.

Tapzy

Tapzy sembra voler intervenire in questa fase di momentaneo isolamento (dettato da una crisi di valori simbolici), mettendoci in comunicazione gli uni agli altri, facendoci superare i confini del nostro pensiero attraverso il ricorso alle immagini. I video prodotti da Tapzy mirano all’estetizzazione di un percorso visionario in senso aperto, mirano alla produzione e ridefinizione di eterotopie (in senso foucaultiano) dal gusto fortemente simbolico e nello stesso tempo indefinito. In questo senso le loro potenzialità sono molto alte a nostro avviso, ma soprattutto imprevedibili (come la realtà è). Come imprevedibili sono gli sviluppi del pensiero che li trasformeranno condividendoli. Perché, se è vero che “non si può dissociare somiglianza e affermazione”(Foucalt, 1973) e che quando l’estetica della forma ci restituisce un oggetto familiare, la sua denotazione lo accompagna naturalmente, un pensiero che coglie sfumature del visivo dinamico offerto da una moltiplicazione dei sensi espressi dal video, attraverso un nuovo simbolismo, rivoluziona il significato stesso di somiglianza e similitudine, rendendolo imprevedibile. Come scrive Magritte “Spetta solo al pensiero di essere somigliante. Esso somiglia essendo ciò che vede, intende o conosce, esso diventa ciò che il mondo gli offre”. Che Tapzy probabilmente tradurrebbe così: chiedimi pure quello che vuoi, caro cittadino del mondo, tanto l’unica risposta possibile è distruggere i presupposti della tua domanda. E poi veditela da solo. E’ la vita. Ed è così che si cambia.

Tapzy

English

 

Unveiled to the public in October 2012 with an event exhibition, Tapzy is a project of hybrid art, who lives through the interaction of its protagonist – an elephant-man with a clownish look- in different contexts at the same time, online and off line. The idea of its creator, the filmmaker Luigi Maria Perotti, is to put into question icons / symbols and meanings socially accepted through the generation of a short circuit created by the meeting of an anthropomorphic figure that moves itself in reality (Tapzy) and an app for smartphones that allows the same figure to live in other dimensions, using some videos in which that reality acquires a visionary and irreverent taste.

Tapzy - Batman

Who is Tapzy

Nephew of Topsy, an Indian elephant killed in Jan. 4, 1903 by electrocution on the advice of Thomas Alva Edison in a funfair at Coney Island – the action was filmed by Edison in a documentary called “Electrocuting an Elephant” – Tapzy is an hybrid being, which is invested with an ambitious mission, in order to revenge the killing of its granduncle: to empty the stale taste of the actual sense of reality attacking icons socially coded (hence the name of Icon Killer ), and, consequently, to start the process of building a new visionary, open and free encyclopedia. Something in the middle between the metaphor and the allegory, to show how to blame the mediocrity that is implicit in foolishly and free oppressive acts (because of the domain fever), dismantling its conditions. What allows the elephant-man to stand as a link between different dimensions, it is an app, alter ego of the figure, that can be installed for free on smartphone. Targeting some specific everyday objects (a Coca Cola, for example, or a bottle of Absolut Vodka, etc..), this app allows those who have it, to gain access to some videos. These videos, filmed in different locations, autonomous and not always narrative, allow their users to understand the mission mentioned above because they become complicit in a game at the same time ironic and ambiguous. Thanks to the manipulation of reality offered by the video installations, in fact, anyone can attend, to cite a few examples, at the corruption of the upstanding Batman, or at the soliciting, and the resulting push to depravity, of the ingenuous Snow White. The online experiences and adventures of Tapzy live in a facebook page, constantly updated (https://www.facebook.com/TapzyIconKiller).

Tapzy

What is Tapzy

When the womb that gives birth to a creature doesn’t belong to another similar creature, but indeed to an architecture, the floating meaning of which comes from the actions of a multitude of subjects, such as an exhibition space is, the birth inevitably generates curiosity and a lot of expectations. Tapzy is born after a collective event, the Tapzy Begins: an event aesthetically voted to excess, where people were asked to interact with a world without having been prepared in any way to his imagination. Being part of a process of creation, makes accomplices; to be accomplices makes inevitably avid to know. Why an elephant-man? What does it mean? But most of all: what is the meaning of its mission and where it wants to take us? Two spheres of reflection to better understand.

The theriomorphic perspective

If on one hand it is true that moving the center of existence beyond human perspective, has always been the main way of man’s progress in all areas, not only artistic, which has produced in the last twenty years the rise of mixes man-machine-animal scale never before experienced, on the other hand it is undeniable that this posthuman shift of the end of the last century, teaches us that the hybrid, the mutant, the deformed, the half-breed, do not conflict at all with human predicates, but, putting them into question, they re-affirm them. Donna Haraway in her Cyborg Manifesto strongly affirms that it is “right on the border that humanity is revealed.” Today, the animal, from regressive element, conservatively intended, assumes for many visionaries the role of a source of inspiration, “free port where imagine new existential profiles” with transitional nature (prophets of this change, as said by Marchesini in his Post-human, are already W.Burroughs and Philip Dick in literature). In this sense, the provocation of Tapzy fits perfectly into the contemporary art scene contaminated by the postuma virus, in which “the artist as creator-ejaculator of morphological features (becomes) stage inhabited by non-human.” Only, the game gets more stringent.

Tapzy in Berlin

The symbolic universe

Ernesto De Martino had already affirmed this in the middle of the last century: to overcome the historical limitations of a paralyzed society and to open new moral and social horizons, the only solution is to engage ourselves in thought and actions, in the construction of symbolic creative intuitions resulting into new symbols: live (as Jung defines them), open and meaningful. It is what he calls ‘ethos of transcendence’, justified by the specifically human need to live the movement of life under the sign of a valued sense. The symbolic creative intuitions, destabilizing the crystallization of the values ​​of the encoded symbol, so as they are shared by the community and are natural for it, create a mechanism that leads the subject to question his/her own identity and his/her own way of living and seeing the world. For this reason, they are the center of a radical change in a community, its premise: fatal and dangerous together, necessary and feared at the same time. But, if it is true that they, thus understood, generate a new process of transformation, because they are the bearers of stable values themselves, they generate nothing more than a substitution: from the old to the new order, from the obsolete order to the renewed, after a temporary crisis phase. The community lives through values that are​​ embodied by identified and identifiable icons. New symbolic intuitions create a shock for this fixed order, and generate a temporary crisis and a subsequent new aggregation around other values ​​embodied in new icons (identified and identifiable). Tapzy seems to be telling us that the real creative intuition may be to disrupt the symbolic without setting new reference points, to offer everyone the opportunity of responding to the existing ones with renewed meanings, not necessarily shared, but simply to share. To see just what happens. But above all, as it happens.

Tapzy in New York

The icons chosen by Tapzy for their de-and re-semantization belong to the world of the obvious, such as it has been crystallized, and they reveal its crisis. The world of the obvious,the world of familiar objects, and the place that man occupies in it, as everybody knows, is not static. It must be periodically rediscovered and reconstructed, to be shared and to represent the common ground of a social confrontation. When a detachment from the network of familiar relationships that support them in their obvious meaning and that gives them the warmth secret so they can stay in the background, happens, the objects become rigid, they “‘mineralize’ themselves” or they collapse into nothingness. The world of objects, then, becomes again itself: a foreign world to man, a world that escapes to man and that makes man doubtful. The scenarios, masked by habit, become what they are and move away from us. Leaving us alone.

Tapzy seems to take action at this stage of temporary human isolation (dictated by a crisis of symbolic values​​), putting us in communication with each other, making us able to cross the borders of our thinking through the use of images. Its videos aim at the aestheticization of a visionary path in a open sense, at producing and redefinition of heterotopias (in Foucault’s sense) by a very simbolic and at the same time indefinitely taste. In this sense, their potentials are very high, but especially unpredictable (as the reality is). How are unpredictable the developments of the thought that will transform them sharing them. Because, if it is true that “one can not dissociate similarity and affirmation” (Foucault, 1973) and that when the aesthetics of form gives us a familiar object, its denotation naturally accompanies it, it’s evident that a thought that captures the nuances of dynamic visual offered by a multiplication of the senses expressed by the video itself through a new symbolism, revolutionizes the meaning of similarity and likeness, making it unpredictable. As Magritte writes: “Only thought can resemble. It resembles by being what it sees, hears, or knows; it becomes what the world offers it”. A concept that Tapzy probably would translate as follows: “Ask me whatever you want, man. The only possible answer is to destroy the conditions of your question. And then….it’s up to you. This is the life, man. And that’s the only way you can change it”.

 

Biblio

Altan, C.T. (1992), Soggetto, simbolo e valore. Per un’ermeneutica antropologica, Feltrinelli, Milano
Deleuze, G. (1969), Logique du sens, Minuit, Paris; trad.it., Logica del senso, Feltrinelli, Milano 1976.
Deleuze, G. (1981), Francis Bacon : logique de la sensation, Seuil, Paris; trad.it., Francis Bacon. Logica della sensazione, Quodlibet, Macerata 1995
Deleuze, G. (1983), L’image-mouvement. Cinéma 1, Minuit, Paris; trad.it., L’immagine-movimento. Cinema 1, Ubulibri, Milano 1984
Deleuze, G. (1984), L’image-temps. Cinéma 2, Minuit, Paris; trad.it., L’immagine-tempo. Cinema 2, Ubulibri, Milano 1989.
Deleuze, G. (1986), Foucault, Minuit, Paris; trad.it., Foucault, Feltrinelli, Milano 1987
Deleuze, G. (1992), « L’épuisé », postface à Quad, de Samuel Beckett, Minuit, Paris; trad.it., L’esausto, Cronopio, Napoli 1999
Deleuze, G., Guattari, F. (1975), Kafka. Pour une littérature mineure, Minuit, Paris; trad.it., Kafka. Per una letteratura minore, Feltrinelli
Deleuze, G., Agamben, G. (1993), “Bartleby”, in Critique et clinique, Minuit, Paris; trad.it., Bartleby, la formula della creazione, in “Bartleby o la formula”, Quodlibet, Macerata
De Martino, E. (1962), Furore, simbolo, valore, Il Saggiatore, Milano
Foucault, M. (1966), Utopie. Eterotopie, Cronopio, Napoli 2006
Foucault, M. (1973), Ceci n’est pas une pipe, Fata Morgana, Fontfroide-le-Haut; tra.it., Questa non è una pipa, SE, Milano 1988.
Hayles, K.N. (1999), How we became Posthumans. Virtual bodies in cybernetics, literature and informatics, Chicago University Press, Chicago
Haraway, D. (1995), Manifesto Cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli, Milano
Marchesini, R. (2002), Post-human. Verso nuovi modelli di esistenza, Boringhieri, Torino
Wiener, N. (1950), The human use of human beings, Houghton Mifflin Company, Boston

 

Tags: , , ,


Oltre atomi e corpi: una post-riflessione su AE 2016 / Beyond atoms and bodies: a post-reflection on AE 2016


Dialogismi e biopoetiche / Dialogisms and biopoetics


Contemplating Greenness


Emergence of Creative Machines


Berg emotional soundscapes


The Art of Emotional Intelligence


Media fingerprints in the representation


La Cura Summer school


Regulation and Social Media: Speed Bumps or the Code 2.0


Beyond the map: an experiment in affective geographies


Note sulla Survey dei 15 anni di attività di Noema / Note on Noema’s 15th Anniversary Survey


Survey per i 15 anni di attività di Noema / Survey on Noema 15 years of activity


Noema, un’analisi su 15 anni di innovazione / an analysis on 15 years of innovation


L’età dell’ansia. Egloga post-digitale / The Age of Anxiety: a Post-digital Eclogue


Refounding Legitimacy Toward Aethogenesis


Staging Aliveness, Challenging Anthropocentrism: Subverting an Art Historical Paradigm


A Different Theory of Mediation for Technospaces


The Tesseract: between mediated consciousness and embodiment