C… what it takes to change? Una visione postcritica su/A postcriticism vision about Ars Electronica 2014

[ITA] Che cosa ci vuole per cambiare? La mission di Ars Electronica di quest'anno è stata quella di trovare qualche risposta a una nuova fase di cambiamento.
[ENG] What it takes to change? The mission of Ars Electronica was to discover what leads change and to call for answers from different directions and disciplines.

From: Giorgio Cipolletta

[Italiano] [English below]

 

Che cosa ci vuole per cambiare? Che cosa è successo quest’anno all’Ars Electronica a Linz?

La mission dell’Ars Electronica Festival di quest’anno (4-8 settembre) è stata proprio quella di trovare qualche risposta trasversale per una nuova fase di cambiamento. Per capire questa trasformazione si deve includere diversi punti di vista. In questo senso, ogni disciplina ha bisogno dell’altra per ripensare l’arte, la società, la politica e la scienza (transdiciplinarità). Il dispositivo della transdisciplinarità gioca questa partita su diversi piani transitando verso nuove opportunità da un lato e abbattendo i vecchi paradigmi dall’altro e allo stesso tempo si creano nuovi archetipi (auf-heben [1]), così interviene Hiroshi Ishii del MIT Media Lab.

In questa nuova cultura, l’arte e la scienza si fondono per una nuova configurazione nel mondo complesso. Artisti, scienziati, tecnici, musicisti, imprenditori, inventori di tutto il mondo sono stati coinvolti per esplorare questa nuova condizione. Open space, schermi, talks, progetti sono stati gli ingredienti coraggiosi per una condivisione di cambiamento e un diverso modo di collaborare e “catalizzare”. L’artista viene presentato come un catalizzatore, secondo cui, una reazione chimica è necessaria per un’altra reazione in questo processo complesso. Questo concetto è stato il nucleo centrale dell’Ars Electronica. La conoscenza, la creatività, le idee sono gli strumenti del futuro.

Quale sarà il futuro? Ci sarà un futuro? Che cosa è il futuro?

Molte idee, grandi progetti, ma forse davvero quello che è mancato, è stato un dialogo più profondo di significazione, di comprensione, di coscienza e conoscenza da un punto di vista antropologico, filosofico, sociologico, politico. Questa mia riflessione proviene da una costante fissità delle invenzioni, senza mai però scardinare e oltrepassare il processo innovativo per un progetto di evoluzione e rivoluzione.

 

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Da due anni, il Mariendom è stato lo stage di impianti acustici e performance, prima Sam Auinger nel 2011 , poi Rupert Huber e Wolfgang Fadi Dorninger hanno portato la cupola a suonare. Quest’anno la diocesi di Linz e l’Ars Electronica hanno trasformato il Mariendom in un palcoscenico di installazioni e performance, una sorta di transurbanesimo dove le superfici della struttura, le loro traiettorie hanno acquisito diversi comportamenti e nuove forme, sia all’interno che all’esterno. Le gigantesche finestre del duomo neo-gotico sono state trasformate in uno schermo multimediale, interstiziale per una proiezione di luci e ombre psichedeliche.
Un lavoro interessante è stato quella di Bill Fontana e le sue Acoustic Vision, dopo aver vinto lo scorso anno il Prix Ars Electronica Collide@CERN, quest’anno gli è stata dedicata una prospettiva ripercorrendo i suoi progetti di scultura sonora includendo i lavori realizzati presso il Big Ben a Londra (Speed of Time), l’East Bay Bridge a San Francisco, la Torre Eiffel (Studies for Acoustical Visions) e all’Abu Dhabi Festival (Desert Sounding) mixando paessaggi sonori e visuali, per una straordinaria esperienza sensoriale.

Da menzionare sicuramente il nuovo progetto che si è aggiudicato il terzo Prix Ars Electronica Collide@CERN su cui lavorerà quest’anno l’image-maker Ryoji Ikeda capace di mixare il rapporto fra suono e video e dati quantistici. Gli ascoltatori e spettatori hanno accolto molto entusiasti le opere da lui presentate. L’artista giapponese è uno dei principali artisti del mondo che creano movimento-immagine scultorea, suoni e nuove opere multimediali che esplorano il potenziale di percepire l’invisibile quantità di dati che permea il nostro mondo.

Non dimentichiamoci neanche della parte dedicata alle Cyberarts, nonché fulcro centrale dell’Ars Electronica. Presso l’OK nel OÖ Kulturquartier sono stati esposti tutti i lavori vincitori delle Prix Arts come ad esempio il progetto di Jacob Tonski (Award of Distinction Interactive Art) Balance From Within, dove un divano cerca un equilbrio delicato per non cadere. Una silhoutte del classico divano viene mantenuto constantemente in bilico su di una gamba controllato da forze esterne (meccanismo robotico interno). Così attraverso questa installazione, l’artista americana ha messo in rilievo gli equilibrismi che avvengono anche nelle relazioni quotidiane. Il progetto voleva in un certo modo, creare una metafora cinetica sulle relazioni sociali e allo stesso tempo la possibilità di giocare sull’equilibrio e il bilanciamento su di un punto fisso. Il Golden Nika per la categoria Digital Communities va invece al progetto Fumbaro, una piattaforma autonoma on-line che è stata costruita subito dopo dopo il catastrofico terremoto che ha scosso il Giappone nel 2011. La piattaforma si basa sulla filosofia costruttivista strutturale di Takeo Saijo, secondo il principio dei social media e di interconnessioni di gruppi di vittime e aiutanti per una condivisione reciproca. Questo tipo di modalità accelera il processo di ricerca in modo specifico, individuando quale tipo di aiuto è necessario, in quale luogo e a chi.

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Agli artisti Bot & Dolly e Julia Gottlieb va invece l’Award of Distinction Computer Animation/Film/VFX con il capolavoro Box affrontando la correlazione tra spazio reale e quello digitale del mezzo cinematografico. Questo lavoro lega insieme l’animazione, la robotica, il visual mapping in un ibrido di arte, tecnologia, design e cinema sperimentale in maniera davvero straodinaria, toccando il confine di ogni disciplina e mescolandola con grande maestria. Il Golden Nica Computer Animation/Film/VFX è stato consegnato a Matt Pyke con l’opera Walking City evocando visioni architettoniche utopiche del 1960. Quello che inizialmente sembra essere una figura 3-D in un guscio esterno digitale, si rivela essere una scultura video-morfizzata all’infinito a grandi passi attraverso una città nomade. Come avanza, la figura abbraccia un arco stilistico di interconnessioni da Buckminster Fuller a Richard Rogers a Daniel Liebeskind e strutture spaziali biomorfe. Matt Pyke realizza un mix stupendo che intreccia una sorta di territori fluidi, interstiziali, sgretolandosi e ricostruendosi di continuo in un’infinita passeggiata tra architetture, evoluzione e movimenti. Il linguaggio radicale di Pyke trasforma la città nomade in interminabili fughe adattandosi agli ambienti che incontra: nomadismo trans-interstiziale.

Il Golden Nika per la categoria Interactive Art è andato a Paolo Cirio che si occupa di hackeraggio di social network. Con il suo nuovo progetto di “evasione fiscale democratica” chiamato www.loophole4all.com, l’artista italiano ha richiamato l’attenzione sulle dimensioni globali dell’evasione fiscale, una forma di attivismo “artistico” riflettendo sulla potenzialità dei big data e l’enorme facilità di entrare recuperando dati e informazioni. Attivismo artistico, provocazione, cambiamento sono gli ingredienti che si trovano nel lavoro di Paolo Cirio.

Il Golden Nica u19 – CREATE YOUR WORLD se lo aggiudica il meraviglioso found-footage Femme Chanel – Emma Fenchel della giovanissima austriaca Sarah Oos, la quale ha realizzato un video rimontando e ricontestualizzando elementi di diversi film già esistenti. Il punto di partenza è uno spot del profumo Chanel n ° 5 (Francia 2009, regia di Jean-Pierre Jeunet) i cui pezzi sono stati montati insieme a parti di altri film (Coco Chanel, Semplicemente insieme, Ti va di pagare?) in cui la protagonista è sempre Audrey Tautou. Questo splendido found footage ben costruito dal punto di vista della narrazione modifica in modo radicale il messaggio della pubblicità del profumo, dove la donna-Chanel nasconde le sue pulsioni erotiche trasformandosi in una femme fatale, divoratrice di uomini. Emma Fenchel non è che un’anagramma di Femme Chanel, rovesciando significazioni e narrazioni in un montaggio indisciplinato giocato sul filo dell’ironia e della comunicazione. Markus Schmeiduch, Andrew Spitz, Ruben van der Vleuten sono i vincitori della categoria Winner [the next idea] voestalpine Art and Technology Grant con il progetto BlindMaps.

 

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Innovazione e cambiamento sono state quindi le parole-chiave in questa edizione del festival. Per la prima volta l’ArsElectronica ha messo in luce e premiato il brillante lavoro di uno dei pionieri della media art: Roy Ascott, conquistando il Golden Nica nella categoria Visionary Pioneers of Media Art lanciata quest’anno. Il momento più stimolante dell’Ars Electronica è stato proprio il discorso di Roy Ascott, con una toccante introduzione di Edward Shanken (curatore anche della pubblicazione Telematic Embrace, 2003) e la conversazione con il critico-teorico Derrick De Kerchove. Roy Ascott nella sua brillante lecture ha parlato di spazi interstiziali. Che cosa significa spazio interstiziale? Ascott non usa il termine “media digitali”, lui preferisce “supporti umidi” (moist media), che rappresenta il luogo in cui si trova l’arte ora. Un nuovo media viene rappresentanto da una molteplicità di mezzi, configurato e manipolato in un numero infinito di modi, dalla paternità distribuita, alla pubblicazione e la distribuzione. Moist rappresenta una convergenza di silicio, sistemi computazionali e processi biologici, estendendo enormemente il sé. Ascott lo spiega attraverso il suo sorprendente The Moist Manifesto:

  • il nostro pianeta è telematico
  • la nostra carta è bagnata
  • la nostra mente è technoetica
  • la modellazione è cibernetica
  • il nostro sensorio è esteso
  • la nostra identità è multipla
  • il nostro corpo è trasformabile
  • la nostra arte è sincretica
  • il nostro substrato è nano
  • la nostra realtà è variabile

ascott_moist_manifesto

 

L’arte di Ascott del nostro tempo è technoetica, sincretica e telematica; è in questo spazio ibrido e sincretico che si interagisce in maniera trans-interstiziale offrendo una trasformazione della nostra coscienza. L’arte del nostro tempo pulsa in questo spazi interstiziali nella convergenza e nell’accellerazione vortiginosa dei media. La pluralità delle nostre esistenze richiede una molteplicità di esperienze e una vasta gamma di sensi coinvolti in ogni azione (plurisensorialità). Dal momento in cui l’arte era un oggetto di contemplazione, oggi più che mai, essa è soggetta a continui cambiamenti. Ciò che interessa il contemporaneo non sono più le forme, bensì i comportamenti e le relazioni. Solo combinando diverse variabili, si crea una Realtà Variabile costituita a sua volta di altre Realtà. La nostra percezione è cambiata (cyberception) e i processi della mente vengono modificati dall’uso delle tecnologie (technoetics).

Roy Ascott apre davvero a una visione “sciamanica” che oltrepassa il visuale in un salto quantico verso qualcosa di sincretico, di interstiziale e di fluido. La tecnologia può essere telematica, digitale, genetica, vegetale, moist (letteralmente emulsionata) e linguistica. Le tecnologie oggi disponibili hanno un impatto sulla coscienza e si sono trasformate nel substrato dell’arte del terzo millennio. In particolare le tecnologie più interessanti si definiscono nell’incrocio tra telematica, biotecnologia e nanotecnologie, e informano il processo degli artisti, dei progettisti, dei performers e degli architetti. Questa ricerca sposta l’attenzione verso diverse realtà variabili, come quella Vegetale attivata dalle culture psicotrope degli sciamani e degli stati alterati della coscienza, quella Virtuale che racchiude la sfera della condivisione delle esperienze attraverso le diverse forme tecnologiche ed infine quella Validata, che raccoglie gli esperimenti e le simulazioni. La risultante di queste tre realtà è la Realtà Variabile (Variable Reality) che abita questo spazio fluido producendo un cambiamento ontologico e creativo. In questa evoluzione del digitale, l’arte viene ripensata come un processo in cui sono integrati scienza e tecnologia attraversando i vari campi della conoscenza nel sistema di comunicazione e comprensione per una complessa revisione antropologica dell’arte.

L’Ars Electronica 2014 potrebbe essere uno spazio aperto per ripensare le relazioni tra le nuove tecnologie e la società, tra arte e scienza, tra natura umana e vita artificiale, tra estetica e anestetizzazione, tra transmedia e archeologia dei media. Forse è proprio questo spazio interstiziale che occore indagare, oltrepassare, vagare, dove la mente technoetica gestisce una connettività planetaria, un corpo globale per una nuova visione. Partiamo quindi dal cambiamento, dalla crisi, dalle emergenze come nuove opportunità e mutamenti antropologici, sociali, politici e ambientali. Credo, da parte mia, che abbiamo bisogno proprio di fare questo per recuperare “la grande bellezza” che mescola nuove sperimentazioni, configurazioni ibride e posizioni sincretiche. Arte catalizzatrice e artista catalizzatore si riconfigurano nella complessità del mondo, mixando reazioni chimiche per un’esplosione rivoluzionaria e una diversa narrazione.

 

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Proprio Derrick de Kerckove durante un suo Simposio all’Ars Electronica ha provato a gettare le basi per un confronto e un ripensamento partendo dal cambiamento. Ogni tipo di cambiamento inizia dalla testa delle persone. Qui si trova l’emergenze e lo sviluppo. Noi abbiamo bisogno di nuove narrative, affinché ci accompagnino nel processo del cambiamento. Narrative quindi intese come aggiornare e ricostruire vecchi clichés e schemi di pensiero superati. Quelli che fissano la nostra identità, non solo nel passato ma nel futuro e in ciò che vogliamo realizzare. Proprio il teorico de Kerckhove ragiona sul linguaggio su come esso sia cambiato in relazione alle nuove tecnologie, dove il sistema dominante oggi sia diventato quello digitale. Dall’oralità all’alfabetizzazione del digitale, proprio questa mutazione ha portato all’esteriorizzarsi del linguaggio stesso. Storicamente l’essere umano è stato coinvolto in un’era della trasparenza e dell’opacità. Incoraggiato dall’estensione del virtuale e dei nostri più intimi aspetti come i Big Data, mentre l’età della trasparenza sta ritornando in piena attività. Attualmente dobbiamo imparare a gestire numerosi spazi, quello fisico, quello mentale e quello virtuale, tutti, ma funzionalmente e strutturalmente indipendenti. Proprio il virtuale coinvolge le nostre identità, le nostre posizioni sociali che riempiono i database, mentre le nostre relazioni sono coinvolte attraverso lo schermo per una nuova intelligenza connettiva.

Saranno forse queste nuove interpretazioni degli artisti e degli scienziati che con i loro strumenti e le loro modalità di ricerca tentanto di esplorare nuove possibilità di cambiamento per affrontare le crisi e le emergenze e superando le dualità e le dicotomie, per una via di uscita piena di stimoli e per nuove visioni sul mondo, oltre…

 

Note

1) Aufheben (Aufhebung) è una parola tedesca che assume diversi significati, alcuni dei quali sembrano contraddittori, tra cui “sollevare”, “sopprimere”, o “sublimare”. Il termine può anche essere tradotto con “preservare” e “trascendere.” In filosofia il termine aufheben viene usato da Hegel per spiegare e descrivere l’interazione di una tesi e un’antitesi col particolare significato di “sublimare”. Aufhebung viene tradotto come superamento per indicare il procedimento della dialettica hegeliana, che abolisce e nello stesso tempo conserva ciascuno dei momenti che la costituiscono.

 

 

[English]

 

C… what it takes to change? A postcriticism vision about Ars Electronica 2014

 

What it takes to change? What’s happened in Ars Electronica in Linz this year?

The mission of Ars Electronica Festival (September 4-8, 2014) was to discover what leads change and to call for answers from different directions and disciplines.

Artists, scientists, technologists, musicians and sound artists, entrepreneurs, inventors from different countries had been involved for exploring this new condition. In order to understand this transformation, we have to include different disciplinary perspectives; in this sense, each discipline needs the other to rethink art, society, politics, and science (transdiciplinarity). The device of transdisciplinarity plays a role at different levels by crossing and weaving, switching to new opportunities, breaking down old paradigms for creating new archetypes (auf-heben [1]), paraphrasing the speech by Hiroshi Ishii from the MIT Media Lab in Boston.

In this new culture, art and science emerge for contributing to a new configuration of the world complexity. Open space, screen, settings for encounter and exchange, surprise and inspirations, the experience of making, designing and developing things: these were the components of the courage in sharing and changing for a new way to collaborate and catalyse. The artist is a catalyst in terms of a chemical reaction necessary for another reaction in this complex process. This concept is worth for explaining how Ars Electronica changed. Knowledge, creativity, ideas are the raw materials of the future.

What will the future be like? Will there be a future? What is the future?

Many ideas, big plans, but really, from my point of view, during Ars Elctronica 2014, maybe a deeper dialogue was missing about meaning, understanding, awareness and knowledge from the anthropological, philosophical, sociological and political points of view. This reflection of mine comes from a reflection over the fixity of inventions, never addressing an innovation process for a project of evolution and revolution.

 

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For two years now, the Mariendom has been the scene of acoustic installations and performances, firstly with Sam Auinger in 2011 and then with Rupert Huber and Wolfgang Fadi Dorninger who brought the dome to sound. This year the Diocese of Linz and the Ars Electronica went one step further and transformed the Mariendom to an unique exhibition scene within the festival. The gigantic windows of the neo-Gothic Mariendom were transformed into a stage and projection surface for the interactive interplay of light and communication, a sort of trans-urbanism where the surfaces of the structure, and their trajectories, obtain new forms and different behaviours, both inside and outside.

Bill Fontana’s Acoustic Vision was an interesting artwork. After winning last year’s Prix Ars Electronica Collide@CERN, this year a perspective was dedicated to his sound sculpture projects, including the opera done at Big Ben in London (Speed Time), at East Bay Bridge in San Francisco, at Eiffel Tower (Studies for Acoustical Visions) and at the Abu Dhabi Festival (Desert Sounding). Bill Fontana mixes visual and sound landscapes for an amazing sensorial experience.

Definitely worth is the new project by Ryoji Ikeda that got awarded in the third Prix Ars Electronica Collide@CERN. This year he will work mixing the relationship among sound and video and quantum data. Ryoji Ikeda is one of the most interesting maker-video in the scene of media art. Listeners and viewers were very enthusiastic about the works that he presented. The Japanese artist is one of the leading artists in the world who create motion-picture, sculpture, sound and new media works that explore the potential to perceive the invisible amount of data that permeates our world, orchestrating and developing sound, graphics, materials, physical phenomena and mathematical concepts in compelling performances and installations.

The CyberArts cannot be forgotten, as it is a central exibition of the Ars Electronica Festival. It showcases works honoured by the Prix Ars Electronica in 2014. At the OK in OÖ Kulturquartier all the winners of the Prix Arts were exposed, such as a project by Jacob Tonski (Award of Distinction Interactive Art) for Balance From Within, where a sofa balances precariously on one leg, continuously teetering, responding internally to external forces (computer-controlled mechanism). This is a meditation on the nature of human relations, and the things we build to support them. Jacob Tonski created a sculpture that metaphorically represents the delicate equilibrium in situations played out on and around such a sofa. A sophisticated, computer-controlled mechanism enables this fine old piece of furniture to balance on only one of its four legs. The Golden Nica Digital Communities was awarded to Fumbaro: it is an autonomous online platform that was set up immediately after the catastrophic earthquake that rocked Japan in 2011. Based on Takeo Saijo’s philosophy of structural constructivism, it works according to the principle of social media and interlinks groups of victims and helpers interconnected each other. This speeds up the process of finding out specifically what kinds of help are needed, as well as delivering aid precisely where, when and to whom it is needed.

The artists Bot & Dolly and Julia Gottlieb got the Award of Distinction Computer Animation/Film/VFX with the masterpiece Box addressing the correlation between real and digital worlds in the film medium. This work mixes together animation, robotics, visual mapping in a hybrid of art, technology, design and experimental cinema in a exciting way, touching boundaries of each discipline and mixing them with great ability.

The Golden Nica Computer Animation/Film/VFX was awarded to Matt Pyke with the great artwork Walking City, evoking utopian architectural visions of the 1960s. What initially appears to be a 3-D figure in a digital outer shell turns out to be a gradually morphing video sculpture endlessly striding through a nomadic city. As it progresses, Pyke’s hard-charging walker spans a stylistic arc interconnecting Buckminster Fuller, Richard Rogers, Daniel Liebeskind and biomorphic spatial structures. Matt Pyke created a wonderful mix of language of materials and patterns seen in radical architecture that transform as the nomadic city walks endless. The radical language by Matt Pyke transforms the nomadic city in endless leaks adapting to environments that meets: nomadism trans-interstitial.

The Gold Nika for the category Interactivity Art was awarded to the project loophole4All, a creation from an impressive tour de force by Paolo Cirio, a new project of “democratic tax evasion”. With his work, the Italian artist drew attention to the global dimension of tax evasion, a form of activism “artistically” reflecting on the potential of big data and retrieving information. Activism addresses artistic provocation, change, which are words that we can find in Paolo Cirio’s project work.

The young Austrian Sarah Oos got the award Golden Nica u19 – CREATE YOUR WORLD with the amazing found-footage montage Femme Chanel – Emma Fenchel. The artist edited together scenes from several previously existing films and she introduced a series of cuts, splices interweaving formally, well-matched sequences from other motion pictures. It creates a level of meaning that totally differs from what the directors of the original films intended. The starting point was a spot of perfume Chanel No. 5 (France 2009, directed by Jean-Pierre Jeunet) whose pieces have been mixed together with parts of other films (Coco Chanel, Ensemble, c’est tout, Priceless?) in which the protagonist is always Audrey Tautou. This exciting reconfiguration of found footage changes the narration in a radical way, especially concerning the message of the perfume and the Chanel-woman who hides her sexual desire and shifts into a femme fatale, man-eater. Emma Fenchel is an anagram about Femme Chanel, it’s a overturned mix of meanings and narratives in an montage reshuffled, playing on the thread of irony and communication.

Markus Schmeiduch, Andrew Spitz, Ruben van der Vleuten were awarded for the category Winner [the next idea] voestalpine Art and Technology Grant with the project BlindMaps.

Innovation and change are therefore the key words in this edition of the festival and for the first time ArsElectronica highlighted and rewarded the brilliant work of one of the pioneers of media art: Roy Ascott, winning the Golden Nica in the category Visionary Pioneers of Media Art launched this year.

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The most important moment of the Ars Electronica 2014 was the speech by Roy Ascott, with a touching introduction by Edward Shanken (also curator of the book Telematic Embrace, 2003) and the conversation with the critic-theorist Derrick De Kerckhove. Roy Ascott, during his brillant lecture, spoke about interstitial space. What is meant about interstitial space? Ascott does not use the term “digital media”, he prefers the more inviting “moist media”, which represents where art is now: representing a multiplicity of media, configured and manipulated in an infinite number of ways by distributed authorship, publication, and distribution. Moist represents a convergence of silicon, dry computational systems and wet biological processes, extending tremendously the sensorium of human beings. We look deeper and multitask almost permanently.

Ascott explains this in his amazing Manifesto :

  • our planet is telematic
  • our media is moist
  • our mind is technoetic
  • our modeling is cybernetic
  • our sensorium is extended
  • our identity is multiple
  • our body is transformable
  • our art is syncretic
  • our substrate is nano
  • our reality is variable

According to Ascott, the art of our times is technoetic, syncretic, telematic; it is in a hybrid space, it interacts with transmodalities, and offers a transformation of our consciousness. That is, some challenges occur.

 

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Indeed, art of our times throbs in this hybrid space, calling upon all different types of media and developing at a vertiginous velocity that does not yet allow us to guess what direction it takes (if there is a direction, or an end of it). The multiplicity of our existence requires a multiplicity of experiences and a wide range of senses involved in every action (multisensoriality). From a time where art was an object of contemplation it is now subject to constant and immediate change, not only in the field of interpretation, but also being connected to the art work itself. Our perception is changed (cyberception) and the processes of minds are modified by the use of information technology (technoetics). Roy Ascott really opens up to a “shamanic” view that goes beyond the visual in a quantum leap into a sort of syncretic, interstitial and fluid vision. Technology can be electronic, digital, genetics, plant moist and linguistics. Nowadays, technologies have an impact on the consciousness and they have changed the substrate of art in the third millennium. In particular, the most interesting technologies are defined as the intersection between telematics, biotechnology and nanotechnology. The technologies inform the process of artists, designers, performers and architects. This research shifts the focus to different realities variables, such as the Vegetal Reality which is triggered by psychotropic cultures by shamans activity and it altered states of consciousness, while the Virtual Reality that encloses the sharing of experiences through various forms of technology, and finally the Reality Validated, which brings together the experiments and simulations. The result of these three realities is a Variable Reality that inhabits this space fluid producing an ontological change and creative.

In this evolution of digital, art is rethought as a process in which science and technology are integrated. In various fields of knowledge in the system of communication and understanding, is recognized a complex anthropological revision of art. ArsElectronica 2014 could be an open space for rethinking the relationship between new technologies and society, between art and science, human nature and artificial life, aesthetics and anaesthetic, transmedia and media archaeology. Probably is this interstitial space that we need to investigate, going beyond, wandering into, where the technoetic mind operates and oversees a planetary connectivity, a global body for a new vision. So, we have to start by change, crisis, emergency as new opportunities and anthropological, social, political and environmental mutations. I think we need to do this for discovering the “great beauty” that mixes new experiments, hybrid configurations and syncretic positions. Catalyst art, artist catalyst are reconfigured in the complexity of the world, mixing chemical reactions for a revolutionary explosion and a different narrative.

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Only Derrick de Kerckhove during a symposium at the Ars Electronica has tried to lay the groundwork for a comparison and a rethinking its starting from the change. The challenge. Any kind of change starts from people’s heads. Here’s where it has to emerge and develop. We need narratives to get this going and to accompany us as it proceeds. Narratives that update or replace old clichés and outworn patterns of thinking. Ones that anchor our identity not only in the past but in the future. Which we want to accomplish.
Only the theoretical de Kerckhove reflects on the language on how it has been changing in relation to new technologies, where the dominant system today has become digital. From orality to literacy in the digital way, this change brought by electricity to language is exteriorizing language again. Historically, mankind seems to have evolved between eras of transparency and of opacity.
Fostered by the virtual extension of our most intimate aspects, i.e., Big Data, the era of transparency is coming back in full swing. Currently we must occupy and learn to manage three different spaces: the physical, the mental and the virtual, all connected at the same time, but functionally – if not structurally – independent. The virtual involves our identity, our social positions and fills in the databases and most our relationships are conducted through a screen for a new connective intelligence.

Perhaps, these new interpretations by artists and scientists, which allow to explore new possibilities of change with their instruments and their researches, will give insights on how to deal with crises and emergencies beyond dualities and dichotomies, for a exit strategy full of stimuli, as well for new visions of the world, beyond what we already know.

 

Note

1) Aufheben or Aufhebung is a German word with several seemingly contradictory meanings, including “to lift up”, “to abolish”, “cancel” or “suspend”, or “to sublate”. The term has also been defined as “abolish”, “preserve”, and “transcend”. In philosophy aufheben is used by Hegel to explain what happens when at thesis and antithesis interact, and in this sense is translated mainly as “sublate”. Aufhebung is translated as passing to indicate the process of the Hegelian dialectic, which abolishes and at the same time preserves each of the moments that constitute it.

 

 

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