Homo nudus atque apertus: the maps of Doris Graf

[ITA] Homo nudus atque apertus è un progetto di Doris Graf che unisce l'interesse per il linguaggio dei pittogrammi e quello per la trasformazione dell’identità in rete, a causa dei social network e della potenziale limitazione della libertà personale.
[ENG] Homo nudus atque apertus is a project by Doris Graf that combines the language of the pictograms and the identity transformation in the web, because of the social networks and of the potential restriction of personal freedom.

From: Gianna Angelini

[ITA] Homo nudus atque apertus è un progetto artistico partecipativo nato nel 2010 da un’idea di Doris Graf: artista tedesca che vive ed opera a Stoccarda dal 2005. La ricerca unisce due dei suoi maggiori interessi: quello per il linguaggio dei pittogrammi e quello per la trasformazione dell’identità in seguito alla condivisione dei propri dati personali in rete, in riferimento particolare ai social network e alla potenziale limitazione della libertà personale da essi imposta. Grazie ad un software ad hoc elaborato, la Graf trasforma i dati sulla persona, ottenuti a seguito di una intervista che ella stessa conduce in presenza, in cartografie individuali, pronte ad essere condivise ed esposte al pubblico. Il lavoro, oltre ad avere un proprio valore estetico che risiede nella particolare gestione delle mappe, mira a far riflettere gli intervistati sulla spersonalizzazione offerta dalla condivisione standardizzata di informazioni gratuitamente esposte.

Homo nudus atque apertus, the project

Homo nudus atque apertus, the project

Le mappe, genericamente intese, sono rappresentazioni di informazioni in un contesto spaziale: ritraggono aree molto grandi, geograficamente o concettualmente, come oggetti notevolmente più piccoli, sono quindi molto selettive e richiedono massima generalizzazione, sono temporalmente datate e, in quanto frutto di un processo interpretativo, non oggettive, né definitive. In genere, sono utilizzate per mostrare in modo evidente ciò che a prima vista sfugge, o semplicemente non è possibile vedere. Il trasferimento di parte della nostra vita on line, in termini di tempo vissuto, ma soprattutto in termini di condizionamento comportamentale, rende il confine tra pubblico e privato sempre più labile e sempre più difficile arginare la nostra vita privata in modo che non sia esposta alla vista. Ognuno di noi ne fa esperienza ormai ogni giorno. Personalmente, ad esempio, pur non frequentandolo affatto, so esattamente con chi esce il mio vicino di casa nel fine settimana, cosa pensano di lui i suoi amici e la sua famiglia, so cosa passa per la testa ai miei studenti proprio mentre stanno seguendo le mie lezioni, come ho capito, dai post che ripetutamente lasciano in Facebook i miei collaboratori, quando posso avanzare delle pretese nei loro confronti e quando, invece, è meglio lasciar perdere. Il prezzo della prevedibilità, il vantaggio del monitoraggio continuo è che ci stiamo trasformando in individui fortemente catalogabili, senza quasi che ce ne accorgiamo. Doris Graf ha semplicemente deciso di farcelo vedere, per renderci, probabilmente, più sensibili alla fame di esposizione.

Ecco cosa fa Doris Graf per farlo: si siede nella sua postazione (è così che l’ho conosciuta) e chiede a dei volontari di rispondere a delle domande più o meno personali. L’intervistato/a decide liberamente se rispondere e se ha intenzione di firmare la propria cartografia risultante (il software genera dalle informazioni una mappa visiva) o se preferisce che venga esposta in quanto anonima, rendendola una mappa da sommare alle altre. Le cartografie che derivano dal processo, che lei chiama Pikträt, sono molto semplici, apparentemente poco attraenti se prese singolarmente essendo (ed è qui il punto) molto simili tra di loro, e dotate di poco senso se non registrano fenomeni collettivi. Ed io credo che mostrino un po’ come siamo diventati: facilmente identificabili, ottimo materiale per facili generalizzazioni e pregiudizi, utili solo per essere raggruppati. Chissà che non sia arrivato il momento di dare un po’ di movimento a questi disegni e dare del filo da torcere alla nostra amica artista.

One of the personal maps by Doris Graf

One of the personal maps by Doris Graf

[ENG] Homo nudus atque apertus is a participative art project born in 2010 from an idea by Doris Graf: a German artist who lives and works in Stuttgart since 2005. The research combines two of her main interests: the language of the pictograms and the identity transformation after the sharing of personal data in the web, especially in social networks because of the potential restriction of personal freedom imposed by them . Thanks to an appropriate software, the Graf transforms data on the person, obtained following an interview that she takes by herself, in personal maps, ready to be shared and shown to the public. The work, besides having its own aesthetic value due to the particular maps, induces the interviewers to reflect on the depersonalization offered by the sharing of free standardized information.

The maps are generally representations of information in a spatial context: they represent very large areas (in a geographical or cenceptual sense) as objects significantly smaller, so they are very selective and require maximum generalization; are temporally dated and, as the result of an interpretive process, not objective, nor definitive. Typically, they are used to show clearly what it’s elused at first sight, or it is simply not possible to see. Transferring part of our lives online, in terms of time spent on the web, but also in terms of behavioral conditioning, makes the boundary between public and private sectors increasingly blurred and increasingly difficult to stem our private life in a way that is not exposed. Each of us experiences it every day. For instance, even if I do not spend any time with him, I know exactly the people with whom my neighbor goes out the weekend, what his friends and his family think about him, I know what comes to my own students on mind while they are attending my lessons, as I understand, by the repeatedly posts left in Facebook by my colleagues, when I can hope in their collaboration and when, instead, it is better to leave them alone. The price of foreseeability, the advantage of constant monitoring is that we are turning into highly cataloged individuals, almost without realizing it. Doris Graf has just decided to let us see it, to make probably us most sensitive to our ‘hunger of exhibition’.

The maps and the social network

The maps and the social network

That’s what Doris Graf makes practically: she sits in her seat (that’s how I met her) and asks volunteers to answer more or less personal questions. The respondent decides freely whether to respond and if she/he’s going to sign the resulting cartography (the software generates a visual map from information) or if she/he prefers to be exposed as anonymous, generating simply a map to be added to the others. The maps resulting from the process, called Pikträt, are very simple, seemingly unattractive if individually taken, being they (and here is the point) very similar to each other, and have a little sense only if you have a registered collective phenomenon. And I believe that shows a bit as we have become: easily identifiable, good material for simplistic generalizations and prejudices, useful only to be grouped together. Who knows… perhaps it’s time to give a little movement in these drawings and to give a hard time to our artist friend.

 


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